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Alex Manna durante l'interrogatorio avrebbe tentato un depistaggio accusando un ragazzo di colore
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Un ragazzo di 20 anni, Alex Manna, è stato fermato dai carabinieri per l'omicidio di Zoe Trinchero, la 17enne trovata morta in un canale a Nizza Monferrato (Asti) nella tarda serata di venerdì 6 febbraio. Il giovane è stato ascoltato a lungo dagli investigatori e, davanti al pubblico ministero, ha confessato. Ora è in carcere ad Alessandria. Secondo quanto emerso, il 20enne ha spiegato di aver preso a pugni la vittima e di averla strangolata prima di gettarla nel corso d'acqua dopo un approccio rifiutato. Il reo confesso avrebbe inoltre tentato un depistaggio, sostenendo che ad aggredire la giovane sarebbe stata una persona di colore, noto per problemi psichiatrici. Da lì una trentina di persone si è radunata in modo minaccioso sotto la casa dell'uomo indicato, poi salvato dall'intervento dei carabinieri.
La giovane aveva terminato intorno alle 21 il turno serale al bar della stazione di Nizza Monferrato, dove lavorava part time, e poi aveva raggiunto il centro cittadino, dove ha cenato a casa di alcuni amici. Presente, a quanto emerso, anche Alex Manna. I due, in seguito, si sarebbero allontanati assieme. Poco dopo, lui avrebbe contattato gli stessi amici sostenendo che entrambi erano stati aggrediti da un uomo di origine nordafricana, noto in città per gravi problemi psichiatrici. Da lì è scattato l'allarme.
Nel frattempo, una persona che vive di fronte al corso d'acqua avrebbe visto il corpo e avrebbe chiamato le forze dell'ordine. Arrivati sul posto, gli amici si sarebbero calati nel canale per soccorrere la giovane, trascinandola in strada. Per lei però non c'era più nulla da fare. Secondo quanto si apprende, il volto della ragazza presentava ecchimosi e segni di percosse. Sul posto sono giunti anche i carabinieri e i vigili del fuoco.
L'omicidio, secondo quanto ricostruito, è giunto al culmine di una lite. Il ragazzo ha raccontato agli inquirenti di aver sferrato uno o due pugni alla vittima e di averla stretta al collo fino a strangolarla. Poi, "preso dal panico", l'ha gettata nelle acque del fiume Belbo. Il giovane, in passato, ha praticato boxe. Secondo le prime ricostruzioni investigative, sarebbe stato un "no" di Trinchero a spingere Manna a ucciderla: i due non avevano una relazione sentimentale, e il 20enne reo confesso risulterebbe già legato a un'altra persona. Circostanza che non gli avrebbe comunque impedito di tentare un approccio anche con Zoe. Di fronte al rifiuto della ragazza, sarebbe scattata una reazione violenta culminata nell'aggressione mortale. Sul corpo della giovane sono state trovate percosse diffuse, lesioni nella zona del collo, tumefazioni al volto e ferite compatibili con un tentativo di difesa.
Secondo quanto emerso, in sede di escussione, il 20enne ha dichiarato agli inquirenti che ad aggredire la ragazza era stato un ragazzo di colore. La versione fornita dal ragazzo - quella di un'aggressione da parte di una persona di colore - è stata ritenuta dagli inquirenti priva di fondamento. Tuttavia, ha contribuito ad alimentare tensioni e sospetti. In seguito al ritrovamento del corpo della ragazza, infatti, una trentina di giovani si è radunata in modo minaccioso sotto l'abitazione dell'uomo indicato come presunto aggressore. È stato necessario l'intervento dei carabinieri per mettere in sicurezza la persona coinvolta ed evitare conseguenze più gravi. Tutti i partecipanti al raduno improvvisato sotto la sua casa saranno ora denunciati per i disordini provocati, mentre proseguono le indagini per chiarire definitivamente la dinamica dei fatti e accertare ogni responsabilità.