Le tappe della vicenda del piccolo Domenico
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Il ricordo di Antonio Caliendo della tragica giornata del 23 dicembre, quando il figlio ricevette il cuore danneggiato nel trasporto da Bolzano a Napoli
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"Quando i dottori sparirono capii che era andata male". Così, Antonio Caliendo, padre di Domenico, il bambino di 2 anni che il 23 dicembre ha ricevuto all'ospedale Monaldi di Napoli il cuore "bruciato". L'uomo, 39 anni, nelle ultime settimane è rimasto un passo indietro rispetto alla moglie Patrizia, sempre in prima linea accanto all'avvocato della famiglia, nel suo composto dolore. Poi ha deciso di esprimere le sue emozioni, a quasi una settimana dal decesso del figlio, rimasto due mesi tra la vita e la morte. "Quando i dottori sparirono capii che era andata male", è il ricordo che affida in un'intervista a Il Corriere della Sera.
"Sono molto arrabbiato — confida Antonio Caliendo a Il Corriere della Sera — e così mia moglie Patrizia preferisce tenermi lontano dai giornalisti per evitare che esploda". "Questa storia è cominciata malissimo e finita peggio, - continua il papà di Domenico. - Io sto male, non riesco più neanche ad andare a lavorare, faccio il muratore. Sto male dal giorno del primo ricovero al Monaldi".
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E il pensiero torna al giorno del trapianto. "Quella mattina venne a mancare mio padre Antonio, - ricorda. - E poche ore più tardi scoprimmo la malattia grave di mio figlio (una forma di cardiomiopatia dilatativa, ndr). In 24 ore mi cadde il mondo addosso".
"La sera del 22 dicembre, - continua, - quando tornammo al Monaldi perché era stato trovato questo cuore nuovo per lui, ci ritrovammo per un attimo da soli, io, Domenico e il mio amico Lello che ci aveva accompagnati. Stavamo vicino alla macchinetta del caffé e all’improvviso ho detto: 'Lello, sento qualcosa di strano dentro di me, andiamo via, me lo riporto a casa mio figlio!'. Il mio amico subito obiettò: 'Ma che scherzi, Antò? Per lui da domani comincia una vita nuova'. E io invece continuavo a pensare solo ai giochi che facevamo io e Domenico insieme sul lettone di casa. Non pensavo a nient’altro".
"Ma ho capito che le cose erano andate male perché dopo Capodanno i medici sparirono tutti, nessuno ci venne a dire più niente, era finita, ma noi ancora non lo sapevamo", accusa.
"Così, poi, quando è venuto fuori tutto, ero molto nervoso e tre giorni prima che Domenico morisse ebbi un brutto litigio con le guardie giurate. Le stesse che poi mi sono venute ad abbracciare con sincerità sabato scorso, in ospedale, quando è morto. Noi genitori - conclude - portavamo lo stesso tanta speranza nel cuore e così ci affidammo completamente ai medici del Monaldi. Non sono tutti cattivi, in quell'ospedale, c'è anche tanta gente brava, tanti dottori in gamba che sono venuti poi ad abbracciarci, anche le infermiere sono state sempre vicine a Domenico, non l'hanno mai abbandonato".