caso trentini

Eutanasia, Mina Welby e Cappato assolti per la morte di un malato di Sla: "Ora serve una legge"

Cappato dopo la sentenza ha sottolineato che "la disobbedienza continuerà finché il Parlamento non si assumerà la responsabilità che finora non si è assunto"

28 Lug 2020 - 09:50

Mina Welby e Marco Cappato sono stati assolti dalla Corte di assise di Massa dall'accusa di istigazione al suicidio perché il fatto non sussiste e dall'accusa di aiuto al suicidio perché il fatto non costituisce reato. Il processo era relativo alla morte di Davide Trentini, il 53enne malato di Sla deceduto il 13 luglio 2017, con un suicidio assistito in una clinica svizzera. 

Mina Welby era finita a processo per aver accompagnato in Svizzera Trentini e Cappato per aver sostenuto, tramite l'associazione Luca Coscioni, i costi del viaggio e della clinica, raccogliendo fondi i attraverso l'associazione Soccorso Civile. Welby e Cappato, il giorno dopo la morte di Trentini, erano andati a Massa e si erano autodenunciati.

Secondo l'avvocato Filomena Gallo, presidente dell'associazione Luca Coscioni e membro del collegio difensivo, i giudici hanno sancito un importante precedente, di fatto "equiparando i trattamenti di sostegno vitali delle macchine a quelli dei farmaci. Davide Trentini non era collegato alle macchine - ha ricordato il legale - ma era tenuto in vita con indicibili tormenti da cure farmacologiche".

Mina Welby: "Ora serve una legge" Dopo la lettura del verdetto, Mina Welby e Marco Cappato, soddisfatti per il risultato raggiunto, si sono detti intenzionati a continuare a lottare finché in Italia non ci sarà una legge sull'eutanasia. "Io sono molto molto felice perché mio marito Piergiorgio Welby oggi ha raggiunto quello che voleva: una sentenza" sull'eutanasia, ha detto Mina Welby, ricordando il marito malato di distrofia muscolare e morto nel 2007 dopo aver rinunciato all'uso del respiratore che ormai viveva come accanimento terapeutico. "Adesso - ha aggiunto - dobbiamo lavorare per ottenere la legge".

Cappato: "La disobbedienza continuerà fino a quando il Parlamento non si assumerà le sue responsabilità" "E' un precedente importante quello stabilito oggi, che allarga i termini stabiliti dalla Corte Costituzionale anche per chi non è attaccato alle macchine- ha aggiunto Cappato - . Il problema è che nei singoli casi continua ad essere necessario passare attraverso i Tribunali o i comitati etici delle Asl o attraverso procedure che per molti malati non sono percorribili perché non ci sono ne i tempi ne le garanzie. Questi tempi e queste garanzie per tutti gli italiani, e non solo per chi si può permettere un processo, li può fornire solo il Parlamento italiano. Questo è un Parlamento che non solo da 7 anni non risponde alla legge di iniziativa popolare ma anche a due sollecitazioni della Corte Costituzionale".

"Noi - ha concluso Cappato - abbiamo dimostrato che la situazione di Davide Trentini era simile a quella di fabiano Antoniani, noi possiamo davvero accettare che ci siamo una discriminazione in base alla tecnica con al quale si è tenuti in vita? E non invece un diritto di libertà che dipende dalla volontà individuale?". "Ecco perché - ha concluso - la disobbedienza continuerà finché il Parlamento non si assumerà la responsabilità che finora non si è assunto".

I casi di fine vita in Italia

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