"ERA PRONTO ALLA FUGA"

Milano, caporalato nel nuovo consolato Usa: fermato un secondo uomo

L'uomo, 51 anni, è accusato di caporalato aggravato

06 Giu 2026 - 07:47
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Un secondo uomo è stato fermato con l'accusa di caporalato aggravato nell'inchiesta della procura di Milano sullo sfruttamento dei manovali indiani pagati due euro all'ora nel cantiere del nuovo Consolato statunitense, realizzato da Caddell Construction, in Piazzale Accursio. Secondo chi indaga il fermato sarebbe stato pronto alla fuga con "un pullman" e, per questo, nella notte fra venerdì e sabato il pm Paolo Storari ha disposto il fermo di un 51enne indiano che, nelle testimonianze degli operai migranti raccolte dal Nucleo ispettorato lavoro dei carabinieri, viene definito il "cane da guardia" della multinazionale americana delle costruzioni ed è ritenuto dagli inquirenti il "caporale operativo" e l'intermediario del sistema di "sfruttamento" scoperto sull'asse Nuova Dehli-Milano.

L'accusa

 Il 51enne è accusato di aver imposto ad almeno 50 lavoratori l'apertura di un conto corrente in Italia, attraverso la firma su pratiche in una lingua a loro sconosciuta, con cui ogni mese sarebbero stati prelevati automaticamente i 500 euro al mese sottratti alla busta paga per remunerare l'alloggio nei Residence le Groane e Residence Ripamonti destinati agli immigrati giunti in Italia con la formula distacco intra-societario internazionale che invece prevede l'obbligo di garantire vitto e alloggio ai lavoratori impiegati all'estero. Così come sarebbe stato sempre lui, come viene indicato nei verbali delle sit, ad aver imposto il pagamento dei 350 euro mensili in "contanti" per il "pranzo e la cena" da consumare in cantiere durante i lavori edili della maxi struttura diplomatica. Lo avrebbe fatto con "reiterate minacce di licenziamento e rimpatrio" in India, in particolare nei confronti di chi, dopo essersi infortunato, avrebbe chiesto di potersi assentare per riposare. Intimidazioni, come quella di "essere rispediti" nella nazione asiatica, che costano al 51enne l'accusa di caporalato aggravato.

Il pericolo di fuga e le minacce ai suoi operai

 Il fermo, che dovrà essere convalidato dal gip, è stato disposto per il pericolo di fuga dell'indagato. Secondo quanto emerso finora l'uomo si sarebbe, inoltre, adoperato per tentare di depistare l'inchiesta dei sostituti milanesi Storari e Clerici e dei militari dell'Arma del Comando Tutela Lavoro. A partire dal 29 maggio scorso, infatti, quando i carabinieri hanno dato esecuzione al decreto di controllo giudiziario d'urgenza nei confronti della società statunitense indagata per la legge 231, il 51enne avrebbe inviato messaggi nella chat di gruppo degli operai "intimando di non parlare e di non riferire all'esterno quanto accadeva in cantiere" e chiedendo di sapere cosa avessero riferito sulla sua figura. 

"Voleva scappare dall'Italia"

 Il 51enne avrebbe inoltre cambiato domicilio in Italia, allontanandosi dal precedente alloggio di Garbagnate, nel milanese. "Voleva scappare dall'Italia", ha messo a verbale un operaio 41enne in una delle testimonianze che hanno fatto scattare le manette, "solo che ha capito che con l'aereo è pericoloso così si sta organizzando con la Caddell per farlo scappare via", ha precisato. "Sono a conoscenza - ha aggiunto - del fatto che gli operai indiani hanno parlato di lui a voi. Vogliono fargli prendere un pullman o qualche altro mezzo che non si può controllare, perché sanno che al 100% se prende l'aereo lo scoprite e lo potete arrestare". Nei giorni scorsi era stato fermato all'aeroporto di Bergamo Orio al Serio il cittadino turco indagato come manager di Caddell Construction nella sede secondaria italiana. Aveva acquistato un volo per Instanbul il giorno dopo il "commissariamento" d'urgenza dell'azienda. Elemento che, assieme alle intercettazioni telefoniche, ha fatto ipotizzare il pericolo di fuga alla base del provvedimento. Il fermo è già stato convalidato dal gip di Bergamo che ha disposto un'ordinanza di custodia cautelare.

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