Fumavano marijuana "per religione": assolti due fedeli Hare Krishna
I due, di cui uno originario di Forlì, erano stati condannati a cinque mesi e dieci giorni di reclusione
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La Corte d'Appello di Bologna ha assolto due cittadini, uno dei quali forlivese, appartenenti al movimento Hare Krishna condannati in primo grado, nel gennaio del 2023, con l'accusa di coltivazione e detenzione di cannabis. La seconda sezione della Corte bolognese ha accolto le tesi della difesa, secondo cui i due avrebbero assunto la sostanza stupefacente per motivi religiosi, ribaltando la sentenza del Tribunale, perché il fatto non sussiste. Entro 60 giorni saranno depositate le motivazioni della sentenza.
Cosa era accaduto
Come riporta Il Resto del Carlino, i due vivevano in un eremo ottocentesco tra Premilcuore e Rocca San Casciano, sull'Appennino tosco-romagnolo, in provincia di Forlì-Cesena. L'abitazione, priva di allacciamento al gas e riscaldata a legna, è raggiungibile in parte con fuoristrada e per il resto a piedi. L'intervento dei carabinieri era scattato dopo la segnalazione di un escursionista che aveva avvertito odore di marijuana. Sul posto, i due avevano consegnato spontaneamente 32 piante di cannabis, circa 48 grammi della stessa sostanza, e poco più di 4 grammi di hashish, coltivati all'aperto senza accorgimenti per nasconderne le tracce.
Dalla condanna all'assoluzione
In primo grado i due fedeli erano stati condannati a cinque mesi e dieci giorni di reclusione e a ciascuno era stata comminata una multa di 800 euro. La difesa aveva impugnato la sentenza, citando la libertà religiosa e sostenendo che l'uso della cannabis fosse legato al culto di Shiva. Infatti, nell'eremo era presente un altare votivo. Oltre al profilo dei due imputati - incensurati, economicamente autosufficienti, senza contatti con circuiti illegali - la difesa aveva inoltre evidenziato le modalità rudimentali della coltivazione e l'assenza di qualsiasi elemento riconducibile allo spaccio.
