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L'ospedale di Codogno: "Abbiamo fatto il nostro dovere e abbiamo la coscienza a posto"

Il nosocomio respinge le accuse: "Non siamo eroi ma certe parole moralmente uccidono". Ricostruito il ricovero del paziente 1

Coronavirus, nella zona rossa arriva l'Esercito: presidia 35 check point

Innalzato il livello di "chiusura della zona rossa", un rafforzamento del presidio al piano di cinturazione delle zone individuate come focolaio di contagio da coronavirus in Lombardia. I check point sono, dunque, passati da 15 a 35 e a presidio dell'area, che conta 10 comuni del Lodigiano tra cui Codogno, Casalpusterlendo e Castiglione d'Adda, è arrivato anche l'esercito. Per quanto riguarda i carabinieri attualmente ci sono 142 agenti in più, di rinforzo rispetto a quelli già presenti sul territorio mentre restano aperte al pubblico, con le dovute precauzioni, le stazioni dei carabinieri di Codogno, Casalpusterlengo, Castiglione d'Adda e Maleo.

"Dal primo istante dell’emergenza non abbiamo lasciato i nostri ammalati nemmeno per un istante. Alcuni di noi, tra medici e infermieri, sono infetti e lottano adesso contro il virus. Non siamo eroi e non pretendiamo gratitudine per il nostro lavoro: ma ascoltare dalle massime cariche dello Stato certe parole, che moralmente uccidono più del virus, fa male e ci umilia". Così replica Giorgio Scanzi, primario di medicina dell'ospedale di Codogno, alle accuse, poi smorzate, di Conte.

E anche l'ex premier Matteo Renzi interviene a favore dei medici e del personale dell'ospedale di Codogno. "Vorrei - dice - che tutto il Paese, senza eccezioni e senza polemiche, dicesse in queste ore il proprio grazie ai medici, agli infermieri, al personale sanitario, ai volontari. A cominciare dai medici di Codogno e della Lombardia, da giorni in prima linea contro il coronavirus". 

 

"Il paziente uno - ricostruisce un aiuto del pronto soccorso - si è sentito poco bene venerdì 14 febbraio. Da Codogno è andato a farsi visitare a Castiglione d’Adda. Il suo medico, risultato poi positivo e ora ricoverato, gli ha prescritto farmaci contro una sindrome influenzale. Domenica 16 gli è salita la febbre e si è presentato in ospedale qui a Codogno. Non ha indicato collegamenti, nemmeno indiretti, con la Cina. La moglie, incinta, era asintomatica e stava bene. Lui era in codice verde. abbiamo aggiustato la terapia e l’abbiamo dimesso. Si è ripresentato mercoledì 19, la febbre non scendeva e precauzionalmente è stato ricoverato in osservazione in medicina. Solo giovedì 20 quando sono esplosi i problemi respiratori, la moglie si è ricordata degli incontri con un amico italiano, negativo ai test, rientrato dalla Cina il 21 gennaio. Il protocollo coronavirus, tampone più isolamento, è scattato immediatamente". Ma ormai era troppo tardi. 

 

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