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Coronavirus, gli imprenditori del Lodigiano: "Vogliamo lavorare" | Sindaco di Codogno: "Non fateci morire"

A farsi carico della protesta il ristoratore Rudy Tagliafierro di San Fiorano, uno dei dieci comuni lombardi in zona rossa: "Siamo stati abbandonati a noi stessi con le attività chiuse, dalla prefettura nessuna risposta. Se ci sono stati errori, fate dietrofront"

"I primi giorni li abbiamo passati a organizzarci anche per dare supporto alla popolazione con le nostre attività, ma adesso basta: vogliamo risposte dalla prefettura e soprattutto vogliamo tornare a lavorare". Monta la protesta degli imprenditori della zona rossa e gialla del Basso Lodigiano, da una settimana alle prese con la quarantena da coronavirus. A farsi portavoce di commercianti e ristoratori lo chef Rudy Tagliafierro di San Fiorano, uno dei 10 comuni off limits. "Basta allarmismi, siamo rovinati. Se qualcuno ha sbagliato a prendere queste misure, ora, con le dovute precauzioni, faccia dietrofront", è l'appello a Tgcom24.

 

"Venerdì 21 febbraio, alla chiusura per ordinanza, - racconta chef Tagliafierro a Tgcom24, - mi sono ritrovato in cucina con 70 chili di pasta per pizza e pane in vista di un normale weekend di lavoro. Allora mi sono messo a infornare per portare aiuto agli anziani in difficoltà, sostenendoci noi commercianti a vicenda e mettendoci a servizio della popolazione, facendo beneficenza in questi momenti di difficoltà".

 

"Ma ora basta allarmismi, non vediamo la luce - sottolinea a Tgcom24. - Dopo una settimana siamo stufi di non sapere che ne sarà di noi; i sindaci, che ci sono vicini, dicono che aspettano indicazioni dalla prefettura, ma dalla prefettura non arriva nessuna risposta. Qui vediamo la gente che esce, passeggia, fateci tornare alla normalità".

"Se ci sono stati errori nella gestione di questa emergenza, - è l'appello a Tgcom24 - chi ha sbagliato faccia dietrofront, con le dovute precauzioni, e ci faccia tornare a lavorare: siamo bar, ristoranti, lavanderie, ma anche operai che si ritroveranno senza salario se l'azienda fallisce per il coronavirus".

 

"Siamo tutti sulla stessa barca - sottolinea - noi della zona rossa e i nostri colleghi della zona gialla, a un chilometro da qui. Con una differenza: noi della rossa, in 60mila, per un mese abbiamo ottenuto il blocco di tasse, mutui, bollette, i nostri vicini della gialla, almeno in 20mila, in una condizione non diversa dalla nostra nella stessa impossibilità di lavorare per via della psicosi, sono lasciati così, lì a morire".

 

"Vogliamo tornare alla normalità - conclude il ristoratore a Tgcom24. - Oggi possiamo dire che la misura della chiusura è eccessiva. Fosse accaduto a Milano, avrebbero chiuso tutta Milano?".

 

Il sindaco Codogno: "Sos lavoro,non fateci morire" - "Non vogliamo arrivare al punto di dire  l'operazione è riuscita ma il paziente è morto". Così il sindaco di Codogno Francesco Passerini, a proposito dell'emergenza lavoro che si è venuta a creare con l'istituzione della zona rossa nel Basso Lodigiano. "Si sta rischiando di ammazzare l'economia - aggiunge il primo cittadino - con ricadute ben più ampie rispetto al territorio lodigiano e lombardo, perché qui ci sono aziende multinazionali".

 

I sindaci della zona rossa stanno predisponendo una lettera da inviare al governo per chiedere di valutare la possibilità di far ripartire le aziende della zona, nel rispetto delle misure necessarie a contenere il diffondersi del virus.

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