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Bossetti scrive un libro sul caso Yara: "Non sono io lʼassassino"

Il muratore di Mapello chiede poi che "chi di dovere" conservi le prove: "Non voglio fare la fine di Olindo e Rosa, due sprovveduti condannati allegramente allʼergastolo come me"

massimo bossetti
ansa

Massimo Bossetti, il muratore di Mapello condannato all'ergastolo per l'omicidio della 13enne Yara Gambirasio, sta scrivendo un libro sulla vicenda: un "memoriale", lo definisce, che copre tutto il suo percorso giudiziario dal giorno dell'arresto, il 14 giugno 2014, in poi. "Lo ripeto e lo ribadirò finché ne avrò le forze, non sono io la persona che ha ucciso la piccola Yara", ha sottolineato.

Bossetti ha annunciato il libro in una lunga lettera indirizzata a Marco Oliva, conduttore di "Iceberg" su Telelombardia: si è firmato "Massimo Bossetti, prigioniero di Stato" e ha spiegato di non avere "minimamente idea di cosa potrebbe essere successo" alla 13enne.

E lancia anche un appello "a chi di dovere, a chi custodisce i reperti del mio caso: chiedo che venga garantita la massima custodia e conservazione, che non vengano distrutti come accaduto in altri casi, affinché un domani la mia difesa possa fare un'ulteriore accurata indagine. Il timore che possano andare irrimediabilmente distrutti è alto, basti vedere quanto è avvenuto nel caso di Rosa e Olindo... Non per niente come me sono stati allegramente condannati all'ergastolo due sprovveduti, i coniugi di Erba".

E l'avvocato di Bossetti, Claudio Salvagni, racconta al Quotidiano Nazionale che Bossetti ha iniziato a scrivere già un anno fa, e ogni giorno scrive pagine e pagine di memorie su fogli protocollo, spesso in stampatello. "L'idea - sottolinea il legale nell'intervista - è quella di un libro a quattro mani, alternandoci un capitolo io e uno Massimo. In quello che ha scritto finora Massimo ha messo non solo i fatti, ma anche i suoi sentimenti, le sue emozioni, le speranze deluse, la rabbia che prova, da innocente". Ma ancora non è stato trovato un editore: "Per la casa editrice che decidesse di pubblicare il libro - sottolinea infatti l'avvocato - sarebbe una scelta di civiltà e non solo una scelta editoriale".