Giustizia, l'iter della grazia concessa dal Quirinale
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"Sto scrivendo una lettera al Presidente della Repubblica, lo voglio ringraziare con le parole più belle", anticipa Maria Angela Distefano, consorte di Guido Gianni
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"E' una grazia parziale, ma è un dono immenso. È stata concessa anche per le sue precarie condizioni di salute, mio marito è reduce da un infarto". Così, in una lunga intervista a La Repubblica, Maria Angela Distefano, moglie del gioielliere di Nicolosi (Catania) Guido Gianni, condannato a oltre 12 anni di carcere per la morte di due rapinatori e beneficiario del decreto firmato da Sergio Mattarella. "Sto scrivendo una lettera al Presidente della Repubblica, lo voglio ringraziare con le parole più belle", anticipa la donna, che precisa: "Non siamo come Mario Roggero, la nostra storia è diversa".
"Mio marito - racconta a La Repubblica Maria Angela Distefano, ricordando quel tragico 18 febbraio 2008 - non è corso fuori dal negozio a sparare. Un testimone l'ha detto chiaramente al processo. Mio marito non ha rincorso nessuno, malgrado quello che hanno scritto i giornali. E, poi, il nostro caso non ha mai avuto alcuna colorazione politica: io e i miei avvocati abbiamo lanciato una petizione, a cui hanno aderito quasi 84mila persone. Tutte persone semplici, che sono rimaste colpite dalla storia della nostra famiglia".
"Guido - continua la donna - non voleva fare del male a nessuno, mi creda. Non ne era capace. Lui era soltanto un gioielliere appassionato del suo lavoro, amava creare bellezza attraverso degli oggetti meravigliosi. E dopo quello che è accaduto, gli è stata tolta questa possibilità che lo faceva vivere. Vi prego di non dimenticare mai che quel giorno fummo aggrediti e malmenati".
"È un eroe - sottolinea - perché mi ha salvato la vita, è il mio eroe e il mio amore. Quel giorno, mi credeva morta: ero svenuta perché avevo ricevuto un colpo in testa con il calcio della pistola. Mi ha vista per terra e si è sentito male pure lui. È tutto negli atti del processo".
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