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Genova, il supertestimone: "I miei report sui ponti in Liguria sono stati modificati"

Alessandro Costa, tecnico della società Spea addetta alle manutenzioni per conto di Autostrade, racconta delle pressioni dallʼalto per cambiare la percentuale di rischio sicurezza da lui stimata su due viadotti in particolare: il Pecetti e il Costa

"La mia valutazione rappresentava lo scenario peggiore, mi aspettavo fosse stata presa in considerazione per i calcoli relativi alla sicurezza", e invece si è accorto che una "manina" aveva cambiato la percentuale di rischio da lui stimata per evitare interventi sulla sicurezza dei viadotti. A parlare è Alessandro Costa, tecnico della società Spea addetta alle manutenzioni per conto di Autostrade, che racconta delle pressioni dall'alto. 

La sua testimonianza è raccontata dal Corriere della Sera: ""Quel 18% non l’avevo mai scritto  Io ricordavo 25%, che mi aveva colpito perché è tanto. Era la stima della perdita di precompressione della trave", spiega tecnicamente Costa nell’interrogatorio davanti al pm Walter Cotugno. Cioè, tanto più alta è la percentuale quanto più il ponte è malandato e richiede interventi.

 

La sua relazione si riferisce al viadotto Pecetti, sull' A26. Ma non è l'unica ad essere stata ritoccata, anche quella in merito alla sicurezza del viadotto Costa, sempre in Liguria, sull'A10 ha subito aggiustamenti.  Indagato anche lui nell’ambito dell’inchiesta sui falsi report dei ponti nata da quella sul disastro del Morandi, Costa è il supertestimone della Procura di Genova. Il suo interrogatorio rappresenta cioè il pilastro sul quale l’accusa ha gettato le basi dell’indagine che in settembre ha portato ai primi provvedimenti cautelari (tre arresti domiciliari — uno revocato — e sei interdittive) contro tecnici e dirigenti di Autostrade e Spea, ai quali hanno fatto seguito le dimissioni di Giovanni Castellucci da timoniere di Atlantia, la holding che controlla Autostrade. Il tecnico racconta di essersi anche ammalato per lo stress dopo aver scoperto che due relazioni da lui firmate erano state modificate. 

 

"Di questa omissione mi lamentai con Ceneri (Maurizio Ceneri, ingegnere e coordinatore dei tecnici Spea, indagato) e gli contestai che ero
l’unico a essere andato sul posto con il collega Landi e che, se non si fidavano delle mie osservazioni, potevano andarci loro... Gli ho detto che la mia ipotesi andava mantenuta e che la relazione modificata non doveva essere usata in alcun caso perché non considerava la condizione peggiore che io stesso avevo rilevato, scritto e condiviso e che poi era stata cambiata a mia insaputa e utilizzata contro la mia volontà". Il tutto succedeva il 24 ottobre dello scorso anno,
con l’indagine sul Morandi in pieno corso.

 

Una versione che combacia perfettamente con la deposizione di Alessandro Giacobbi, dirigente di Spea. "Autostrade chiedeva di correggere  e aggiornare la relazione eliminando le discrepanze": Giacobbi è il responsabile divisione esercizio e nuove attività della società che si occupa dei controlli di sicurezza per Autostrade. La sua testimonianza è raccolta da Il Fatto Quotidiano e, stavolta, riguarda ancora un altro viadotto, il Paolillo, in Puglia. Stessa modalità d'azione: "Dal monitoraggio sulla stabilità emergeva che l'opera era difforme dal progetto, la struttura era meno performante". Dunque, meglio fare correzioni. Ma, dicono da Auotostrade: "Era solo per evitare figuracce con con gli ispettori, il ponte è sempre stato sicuro" 

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