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Gabry Little Hero è stato dimesso, il papà a Tgcom24: "Sono pazzo di gioia"

A un mese dal trapianto di midollo osseo, il bimbo di due anni affetto da una malattia genetica rarissima ha lasciato lʼospedale. "Il percorso è lungo - dice il padre Cristiano - ma la strada è in discesa"  

Gabry Little hero

La voce non riesce a nascondere l'emozione, è un uomo felice quello che ci parla al telefono e ci racconta la sensazione che sta provando: "Solo gioia pura, riabbracciare mio figlio dopo 37 giorni di isolamento è meraviglioso". A parlare a Tgcom24 è Cristiano, il papà di Gabriele, meglio conosciuto ormai, grazie alla pagina Facebook curata dai genitori come Gabry Little Hero. Il bimbo di due anni affetto da una malattia genetica rarissima, unico portatore in Italia di Sifd (anemia sideroblastica con immunodeficienza delle cellule B) oggi, a un mese dal trapianto di midollo osseo, è stato dimesso dagli Spedali di Brescia. Una battaglia difficile e buia che solo ora inizia a vedere la luce. "Il percorso  è ancora lungo - ci dice Cristiano - ma adesso la strada è in discesa".  

Avrebbe mai pensato di arrivare al punto in cui siamo?
"Se penso a tutto quello che abbiamo affrontato, abbiamo scalato montagne. Oggi posso finalmente essere più sereno, il percorso è ancora lungo e pieno di ostacoli, ma posso dire che in confronto al passato la strada finalmente è in discesa".

 

Circa un mese fa annunciava su Facebook il via alle procedure per il trapianto, cosa è successo in questi giorni?
"Abbiamo aspettato che ci fossero segnali di attecchimento e per tutto il tempo mio figlio è stato ricoverato in reparto, in una zona completamente sterile. Solo mia moglie aveva accesso, io lo guardavo attraverso il vetro e nessuno di noi poteva toccarlo. Mi è mancato moltissimo il contatto con lui."

 

Quando sono arrivati i primi segnali che lasciavano presagire il buon esito del trapianto?
"Devo dire che in questo Gabriele è stato molto precoce. Dopo i primi dieci giorni dall'intervento ci sono stati già dei riscontri positivi".

 

Com'è stato poterlo riabbracciare?
"Gioia pura, riabbracciare mio figlio dopo 37 giorni di isolamento è meraviglioso. E anche lui aveva il bisogno del contatto con il papà, non si vuole mai staccare da me, dovrò fare questo sacrificio (lo dice ridendo, ndr)".

 

Ora quali sono i prossimi passi da fare?
"Anzitutto aspettare di tornare a casa. Adesso siamo in queste casette adiacenti all'ospedale messe a disposizione delle famiglie da parte di associazioni per facilitare tutti i controlli di cui Gabriele ha bisogno. Per i primi giorni ci saranno infermieri mattina e sera per idratarlo e verificare i parametri. Poi, se tutto procede nella norma, i controlli passeranno a due-tre a settimana e via via, sempre meno, fino a quando potremo tornare a una vita normale."

 

Lei ha sempre definito il donatore di Gabriele un "angelo in terra", non è curioso di conoscere qualcosa in più della persona che ha salvato la vita a suo figlio? 
"No, non abbiamo mai voluto sapere chi fosse, sapevamo che la persona scelta era la cura migliore per nostro figlio, e questo ci bastava. Anche perché la malattia di Gabriele è rarissima, venti casi in tutto il mondo, solo 5 trapianti di cui 2 andati a buon fine. Non ci sono statistiche, abbiamo preferito non farci altre domande".

 

E' stato difficile trovare un donatore?
"Purtroppo sì, anche per questo abbiamo deciso, fin dal principio, di raccontare la storia di Gabriele e della sua malattia. Deve essere un messaggio di sensibilizzazione alla donazione di midollo osseo, purtroppo spesso non si è nemmeno a conoscenza della possibilità di un tale intervento e di un tale cura. Ci sono 1800 pazienti solo in Italia che aspettano un donatore, sono tantissimi: il nostro esempio positivo spero possa invogliare le persone a donare, perché una scelta del genere può davvero regalare una vita".

 

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