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Sparatoria in Questura a Trieste, il killer dal carcere: "Leggo la Bibbia"

"Non ricordo nulla", ha detto Alejandro parlando con il suo legale, che ha riferito di averlo trovato in uno stato di "grande confusione"

"Leggo la Bibbia, amo mia madre tantissimo". Sono le poche parole che Alejandro "Tito" Stephan Meran ha riferito al suo difensore, che è andato a trovarlo in carcere a Trieste. "Non ricordo nulla", ha aggiunto il giovane parlando con il legale, che ha riferito di averlo trovato in uno stato di "grande confusione". Insomma il legale, Francesco Zacheo, è convinto che Alejandro non stia bene: "Andava e va curato".

Dal punto di vista delle indagini, prosegue l'attività per ricostruire la dinamica della sparatoria: il procuratore, Carlo Mastelloni, ha nuovamente interrogato Alejandro Meran; nei giorni scorsi è stato ascoltato l'agente del corpo di guardia rimasto ferito alla mano sinistra nell'atrio dell'edificio. Nulla è trapelato in merito.


In particolare, le indagini proseguono in una doppia direzione: la dinamica precisa di quanto accaduto in Questura e la raccolta di informazioni sul passato di Alejandro, cioè il periodo trascorso in Germania, dove vive il compagno di Alejandro, per comprendere se questi abbia precedenti penali, sia mai stato in terapia psichiatrica e altro.

 

Sia la Procura, attraverso la polizia, sia il difensore di Alejandro sono alla ricerca di atti, documenti e quant'altro della Baviera, da ottenere, eventualmente attraverso
una rogatoria. L'avvocato Zacheo ha parlato di una "auto A6 che si dice Alejandro abbia rubato a un amico e con la quale forse sarebbe andato a sbattere", una vicenda "ancora tutta da verificare".

 

Così come un presunto uso di droghe leggere. Il capo della polizia, Franco Gabrielli, intervenendo a San Patrignano si è soffermato sul ricordo dei due agenti, un "ricordo che non riguarda solo la polizia, ma i carabinieri, la guardia di finanza, tutte le persone che in divisa servono il Paese è il migliore dei riconoscimenti possibili". Specificando: "L'unica nostra ragione di esistere è quella di essere al servizio delle nostre comunità". 

 

Infine, a Roma sono comparse scritte contro i poliziotti uccisi a Trieste, un gesto che la deputata Debora Serracchiani ha definito "odioso", che "va condannato in maniera ferma e decisa. Un'azione molto grave e che infanga non solo la memoria di Rotta e Demenego ma che offende tutte le cittadine e tutti i cittadini italiani".

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