© Ospedale israelitico
Una talpa all'interno dell'ospedale Israelitico. È l'ipotesi che prende forza a Roma dove, lo scorso 24 giugno, da un nosocomio che si trova nella zona della Magliana, sono state rubate 80 fiale di fentanyl da una cassaforte che non presenterebbe segni di effrazione. La Procura di Roma ha avviato un’indagine per furto e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, mentre l'allarme sul caso resta alto. Perché, come fatto sapere da alcuni esperti, dalle 80 fiale sparite potrebbero essere confezionate e rivendute sul mercato nero fino a 20mila dosi di quello che è un potentissimo oppioide che desta grandi preoccupazioni per la salute pubblica.
L'ultima ipotesi
In questo clamoroso furto di fentanyl, ci sono vari elementi che fanno pensare alla presenza di una talpa all'interno dell'ospedale Israelitico. Il primo, come già accennato, è l'assenza di segnali di scasso sulla cassaforte. Il secondo dettaglio verte sul fatto che le sue chiavi sono sempre state al loro posto: non c'è nessuna copia mancante. Dunque, presumibilmente, sono state prese, utilizzate per il colpo e rimesse al loro posto. A rendere ancora più oscura la vicenda sono la mancanza di un sistema di videosorveglianza a tutela della cassaforte (forse prevista per legge) e quella di un dispositivo elettronico di apertura o chiusura della cassetta.
Tutti questi fattori hanno portato all'ipotesi della talpa: sono stati i vigilantes che controllano la cassaforte a consegnare la chiave a qualcuno di notte, oppure è stato qualcuno tra il personale sanitario a produrne una copia per poi consegnarla a chi si è incaricato di commettere materialmente il furto? L'indagine è complessa e sono tanti gli aspetti in via di accertamento, come quello relativo all'esistenza di registri dove scrivere i nomi di chi ritira le chiavi della cassaforte dai vigilantes.
Il vertice
"L'ospedale Israelitico si considera parte lesa nella vicenda e conferma la propria piena disponibilità a fornire ogni elemento utile affinché vengano individuati i responsabili", ha dichiarato la direzione della struttura. Nel frattempo sono stati già ascoltati i primi testimoni. Il livello di allerta è alto, come dimostrato dall'immediata convocazione di una riunione d'urgenza a Palazzo Chigi, presieduta dal sottosegretario Alfredo Mantovano nel pomeriggio del 3 luglio.
Il furto delle 80 fiale di fentanyl ha scatenato l'ira dei vertici della politica italiana, perché la sostanza rappresenta sì un potente oppiaceo utilizzato nella terapia del dolore, ma anche una delle droghe sintetiche più pericolose con effetti decine di volte superiori a quelli della morfina e letale anche in minime quantità. Negli Stati Uniti, per esempio, il fentanyl ha portato alla morte di centinaia di migliaia di persone. "Filtra forte allarme per il comportamento irresponsabile di chi è chiamato a garantire la sicurezza di tali sostanze, nonostante siano previste regole rigorose per l’accesso e la custodia di esse", è quanto hanno fatto filtrare alcune fonti di Palazzo Chigi.
Le parole dell'ISS
Il maxi furto è "un episodio di particolare gravità, che richiede la massima attenzione da parte delle autorità competenti". È il commento di Simona Pichini, direttore del Centro nazionale Dipendenze e Doping dell'Istituto superiore di sanità (Iss). Il ministero della Salute invece ha emanato una circolare in cui "richiama l'esigenza di un rafforzamento dei controlli relativi a eventuali livelli prescrittivi anomali". Le indagini, affidate ai carabinieri del Nas, proseguono.
