Tragedia di Dolo: il femminicidio di Tania e quella scia di violenza (ignorata) lunga 25 anni
Dino Keber aveva manifestato i segnali d'allarme già ai tempi della prima fidanzata, quando lei aveva solo 16 anni. E da lì non si era più fermato
Una lunga serie di abusi e violenze. Una scia (altrettanto corposa) di denunce presentate e poi ritirate. Tanti segnali d'allarme, ma nessun provvedimento. Sono tante, forse troppe, le domande che oggi circondano il caso di Tania Ferrin, la 39enne di Dolo (Venezia) uccisa da Dino Keber, poi morto suicida, quell'ex fidanzato che proprio non si era rassegnato all'idea di troncare una relazione che la stessa donna aveva più volte cercato di chiudere proprio a causa della violenza del 43enne.
Il passato di violenza
Il suo "curriculum", ricostruito da Il Gazzettino, era già piuttosto noto. Purtroppo. Fin dai tempi della prima fidanzata, che nel 2002, appena 16enne, trovò il coraggio di denunciare Keber, anche lui poco più che ragazzo eppure già così violento. Erano state quelle le prime avvisaglie di ciò che sarebbe potuto succedere, ma nulla si fece all'epoca. Anche perché la denuncia venne ritirata. Poi, nel 2010, fu il turno di un'altra donna, che diventerà moglie di Keber e con il quale avrà una figlia. Ma né il matrimonio, né tanto meno la paternità riuscirono a cambiare l'uomo, che infatti finì presto al centro di una disputa legale per l'affidamento della bimba dopo la separazione dalla consorte. Anche lei, forse in tempo, riconobbe l'indole di Keber, contro cui mosse accuse di maltrattamenti e atti persecutori. Anch'esse, successivamente, ritirate.
Anni di denunce
Anni dopo, in caserma, si presenta una terza compagna. Anche lei, lividi e segni fin troppo evidenti sul corpo, non ha paura di denunciare l'uomo. È il 2021: la relazione finisce lì, ma Keber ne inizia un'altra con l'ennesima donna, vittima, che finirà per raccontare (senza però sporgere formale denuncia) il rapporto violento e tossico con quell'uomo che avrebbe lasciato da lì a poco sempre per le stesse motivazioni di chi l'aveva preceduta. Tante storie diverse, ma accomunate da un unico filo rosso: la decisione di rivolgersi alle autorità e poi lasciar perdere.
Leggi anche
Il coraggio di Tania
Infine Tania. Anche a lei il coraggio, quello di denunciare il 43enne, non era mancato: un coraggio che però pagherà con il prezzo più alto di tutti. E di tutte. La sua tragedia pone fine a una lunga scia di violenza durata quasi 25 anni. Eppure, paradossalmente, la fedina penale di Keber risultava ancora immacolata. L'unico "neo" era stato un ammonimento da parte della questura di Venezia. E nemmeno c'è stato il tempo di concludere l'iter, avviato ad aprile, per attivare il "codice rosso". La procedura era scattata proprio su segnalazione di Tania, l'unica che di fatto non aveva mai ritirato le denunce nei confronti dell'ex. Anche se persino lei, come tutte le altre, stava decidendo di tornare sui propri passi per evitare che l'uomo potesse farsi del male, come aveva minacciato sventolando un cappio.
Il "codice rosso"
Aveva deciso di dire basta a dicembre, quando Keber la colpì a un orecchio con un colpo talmente violento da farle persino perdere conoscenza. La relazione si era chiusa, ma i due avevano comunque continuato a vedersi e a sentirsi. Poi la seconda aggressione di aprile e il tentativo di strangolamento. Fu a quel punto che Tania, prima di sporgere denuncia, decise di contattare l'ultima fidanzata dell'uomo, chiedendole se anche con lei avesse manifestato quella natura così violenta. Passa qualche giorno, poi ecco la risposta, fredda e tagliente, come una sentenza: sì. La donna non si era fermata lì, ma aveva anche raccontato a Tania tutti i precedenti, raccolti nella stessa maniera, grazie alle testimonianze delle ex. Che oggi, alla luce di quanto accaduto alla povera Tania, si considerano delle sopravvissute.
Scattano le indagini
Nel frattempo, comunque, la ragazza aveva già fatto partire la procedura del "codice rosso", che però era ancora in fase di attivazione. E che ora sarà inviato al ministero della Giustizia per una "indagine interna" per capire se qualcosa si poteva fare per prevenire una tragedia che, alla luce di tutto, non può che definirsi annunciata. Da 25 anni.
