Morte per ricina, perquisiti gli studi di Gianni Di Vita: sequestrata una borsa della moglie | L'uomo per tre volte in questura
Al momento, non risultano indagati. L'uomo ha consegnato spontaneamente l'hard disk del pc della moglie
È stato un via vai dalla questura di Campobasso per Gianni Di Vita, il papà e marito di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi, le due donne morte avvelenate dalla ricina lo scorso dicembre a Pietracatella. L'uomo, che non risulta iscritto nel registro degli indagati, è stato sottoposto a diversi interrogatori ed è entrato per tre volte negli uffici della polizia. Gli inquirenti hanno anche perquisito lo studio del commercialista, che si trova proprio di fronte alla casa dove, nei giorni a ridosso del Natale scorso, Sara e Antonella sono rimaste fatalmente intossicate dalla ricina. Al momento, nel fascicolo per duplice omicidio della procura di Larino, non ci sono indagati. All'interno dello studio è stata ritrovata anche la borsa di Antonella Di Ielsi, che collaborava professionalmente col marito: gli investigatori l'hanno sequestrata.
Ulteriori verifiche
Altre perquisizioni, oltre a quella effettuata nella mattinata di martedì nello studio di Pietracatella di Gianni Di Vita, sarebbero state disposte in seguito a una serie di novità che sarebbero emerse nell'inchiesta per duplice omicidio. Alla perquisizione nello studio di Di Vita era presente anche lo stesso commercialista. L'ufficio, a differenza dell'abitazione di famiglia, non è sotto sequestro.
In questura
L'ex sindaco del paese molisano è arrivato ed è andato via con gli agenti per essere portato in questura. Il commercialista è salito a bordo dell'auto degli agenti della squadra mobile al termine delle altre due perquisizioni di questa mattina, effettuate nell'attuale abitazione di Di Vita e nel suo altro studio, a Campobasso. In questo caso gli agenti sono rimasti a lungo all'interno dell'ufficio. Sono usciti alle 10.45 e con loro è andato in macchina anche Gianni Di Vita, che è stato riportato a casa. Al momento Di Vita non risulta iscritto nel registro degli indagati.
Consegnato una copia dell'hard disk del pc
"Sono serenissimo e non ho nulla da dichiarare". Queste le parole di Gianni Di Vita mentre usciva dalla questura di Campobasso. Il commercialista è tornato spontaneamente intorno alle 13 negli uffici di via Tiberio, da dove era uscito solo mezz'ora prima. Secondo quanto risulta, l'uomo sarebbe rientrato in questura per consegnare spontaneamente un dispositivo elettronico. In particolare, una copia dell'hard disk del computer utilizzato dalla moglie Antonella Di Ielsi nello studio professionale di via D'Amato a Campobasso, stando a quanto appreso da LaPresse da fonti qualificate. La consegna è avvenuta nel corso delle attività svolte dalla Polizia nello studio del capoluogo molisano, dove Di Vita esercita la professione di commercialista e dove Antonella lavorava come consulente del lavoro al fianco del marito. Il supporto informatico consegnato spontaneamente nella tarda mattinata sarà ora a disposizione degli investigatori per gli accertamenti nell'ambito dell'inchiesta sulla morte per avvelenamento da ricina di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara. Al suo terzo ingresso in questura, Di Vita ha consegnato anche due computer dai quali, stando a quanto si apprende, dovranno essere copiati tutti i dati.
Di Vita ancora in questura: sentito nuovamente
Gianni Di Vita è tornato per una terza volta nella questura di Campobasso intorno alle 17.30, entrando dall'ingresso secondario. La convocazione, secondo quanto si apprende, sarebbe finalizzata sia a completare gli adempimenti formali e la redazione dei verbali relativi alle perquisizioni effettuate questa mattina, sia ad ascoltare nuovamente il commercialista nell'ambito di sommarie informazioni testimoniali.
Il commento dei difensori: "Siamo tranquilli"
Sugli ultimi sviluppi sono intervenuti i legali di Gianni Di Vita: "La magistratura ha inteso dare seguito alle attività di ricerca della prova attraverso le perquisizioni di alcuni vani e immobili a disposizione dell'intera famiglia Di Vita e non del solo Gianni". Così l'avvocato Vittorino Facciolla ha commentato le attività svolte questa mattina dalle autorità competenti. "Lo scopo è quello di accertare attraverso la perquisizione una serie di attività che avrebbero potuto porre in essere Antonella, Sara, Gianni o Alice. Tutto ciò che serve alla ricerca della verità ci lascia tranquilli. Il nostro atteggiamento è sempre quello avuto dal primo momento: essere collaborativi mettendo a disposizione tutto quello che ci viene chiesto. Cosi stiamo facendo e così continueremo a fare".
