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Bus in scarpata sulla A16: assolto lʼa.d. di Autostrade per lʼItalia Giovanni Castellucci

"Vergogna, questa non è giustizia", hanno gridato nellʼaula del tribunale di Avellino parte dei familiari delle 40 vittime. In tutto ci sono state otto condanne e sette assoluzioni

L'a.d. di Autostrade per l'Italia Giovanni Castellucci è stato assolto nel processo per il bus caduto nella scarpata della A16 a Monteforte, nel luglio 2013. Per lui l'accusa aveva chiesto una condanna a 10 anni di reclusione. La sentenza è stata letta dal giudice del tribunale di Avellino Luigi Buono. "Vergogna, questa non è giustizia", ha gridato in aula parte dei familiari delle 40 vittime. In tutto ci sono state otto condanne e sette assoluzioni.

Incontenibile la rabbia di alcuni dei presenti alla lettura della sentenza: "Venduti! Infami! La legge non è uguale per tutti! Castellucci è un assassino, hanno messo fuori un assassino! Siete tutti degli assassini. Ottantatre vittime con il Ponte di Genova".

Minacce al giudice - Dal pubblico che assiepava il tribunale di Avellino anche invettive e minacce contro il giudice monocratico Luigi Buono: "Esci, ti aspettiamo". Il clima è rimasto teso a lungo, prima che la situazione tornasse tranquilla. "Questa è l'Italia - ha commentato Giuseppe Bruno, presidente del comitato che riunisce le famiglie delle vittime - dove i poteri forti mettono a tacere la verità e la giustizia". La sentenza è arrivata dopo 2 anni e 4 mesi dalla prima udienza del 28 settembre 2016 e dopo il rinvio a giudizio per i 15 imputati avvenuto il 9 maggio dello stesso anno.

Condannati e assolti - In tutto erano 15 gli imputati, accusati a vario titolo di omicidio colposo plurimo, disastro colposo, lesioni e falso in atto d'ufficio. Oltre a Castellucci, tra gli assolti figura anche l'ex condirettore generale della società Riccardo Mollo. La condanna più severa è toccata a Gennaro Lametta, proprietario del veicolo: 12 anni di reclusione, così come richiesto dall'accusa.

Assolti anche Vittorio Saulino, dipendente della motorizzazione civile di Napoli; Michele Maietta, dirigente tronco Autostrade; Massimo Fornaci, Marco Perna e Antonio Sorrentino, dirigenti ed ex dirigenti della società. Oltre Lametta sono stati condannati in primo grado Antonietta Ceriola, dipendente della Motorizzazione di Napoli (otto anni) e Paolo Berti, all'epoca direttore del tronco di Autostrade su cui avvenne l'incidente, a cinque anni e sei mesi. Condanne anche per altri tra dirigenti e tecnici di Autostrade: Michele Renzi e Bruno Gelardi a cinque anni, Nicola Spadavecchia e Gianluca De Franceschi a sei anni e Gianni Marrone a cinque anni e mezzo.

Di Maio: "Ci riprenderemo Autostrade" - Sulla vicenda è intervenuto anche il vicepremier Luigi Di Maio: "Non so quanto tempo ci vorrà, ma le autostrade ce le riprendiamo. Il grido di dolore delle famiglie delle vittime di Avellino dopo l'assoluzione di Castellucci lo capisco e mi fa incazzare. E' dalla caduta del Ponte Morandi che come governo stiamo lavorando per togliere le concessioni ad Autostrade... Ce la faremo a spuntarla".

La dinamica dell'incidente - Le vittime tornavano a casa da una gita di alcuni giorni a Telese Terme (Benevento) e nei luoghi di Padre Pio, a Pietrelcina. Erano partiti da Pozzuoli (Napoli) con il bus della stessa agenzia alla quale si erano già rivolti per programmare un nuovo viaggio al santuario mariano di Medjugorje. La sera del 28 luglio del 2013, sulla strada di casa, il bus guidato da Ciro Lametta, fratello del proprietario dell'agenzia Mondo Travel che aveva organizzato il viaggio, cominciò a sbandare dopo aver perso sulla carreggiata il giunto cardanico che garantisce il funzionamento dell'impianto frenante. Percorso un chilometro senza freni, ondeggiando e tamponando una quindicina di auto, il mezzo nel tentativo di frenare la corsa si affiancò alle barriere protettive del viadotto "Acqualonga", che cedettero facendolo precipitare nel vuoto da un'altezza di 40 metri.

Le vittime - Sul colpo morirono 38 persone. L'elenco delle vittime sarebbe salito a 40 con la morte, una settimana dopo nel reparto di rianimazione dell'ospedale Loreto Mare di Napoli, della 16enne Simona Del Giudice, la vittima più giovane che nell'incidente aveva perso il padre e una sorella. A spirare fu anche Salvatore Di Bonito, 54 anni operaio di Monterusciello, che nell'incidente aveva perso la moglie Anna Mirelli di 48 anni, spentosi il 7 settembre nell'ospedale "Santa Maria delle Grazie" di Pozzuoli (Napoli).

I soccorsi e i superstiti - I soccorsi furono tempestivi e imponenti. Alla luce delle fotoelettriche decine di soccorritori, tanti volontari per ore fino all'alba lavorarono fianco a fianco con i vigili del fuoco e le forze dell'ordine a farsi largo tra le lamiere alla ricerca di sopravvissuti. Si salvarono soltanto dieci passeggeri. Tra questi tre bambini, sopravvissuti grazie all'abbraccio di nonni e genitori che li strinsero a sé mentre il bus precipitava.

Le testimonianze - Dalle loro testimonianze al processo di primo grado il racconto di cosa accadde all'interno dell'autobus prima che precipitasse nel vuoto. Alcuni riuscirono ad avvicinarsi all'autista chiedendogli di aprire le porte per consentire ai passeggeri di provare a mettersi in salvo lanciandosi fuori. Altri pregavano, altri ancora chiedevano all'autista di fermare la corsa del mezzo rimasto senza freni contro le auto incolonnate che procedevano a velocità ridotta a causa del restringimento della corsia per lavori in corso.

L'autista disse: "Tranquilli, tra un'ora saremo a casa" - Ancor prima, a pochi chilometri dal viadotto, in un tratto in salita, proprio Antonio Caiazzo, il marito di Clorinda Iaccarino, che si intendeva di meccanica, aveva chiesto all'autista di fermare l'automezzo, che nel procedere dava segnali poco rassicuranti. Ciro Lametta, che avrebbe poi cercato inutilmente di governare l'autobus, rispose di non preoccuparsi: "Nel giro di un'ora saremo a casa".

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