I fatti risalgono al giugno 2024

Brescia, licenziato per un euro preso dalla macchinetta del caffè aziendale: risarcito

Il Tribunale ha giudicato "del tutto sproporzionato" il provvedimento sul dipendente che aveva recuperato un resto mancato

15 Gen 2026 - 15:57
 © Ansa

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Licenziato per essersi appropriato di un euro e 60 centesimi dal distributore automatico del caffè al lavoro, ha ottenuto un risarcimento di 18 mensilità. Lo ha stabilito il Tribunale di Brescia, che ha giudicato "del tutto sproporzionato" il provvedimento adottato da un'azienda bresciana nei confronti di un dipendente con oltre 14 anni di anzianità. La sua "colpa" era stata di aver ricuperato un resto mancato.

L'accaduto nel giugno 2024

 I fatti risalgono al giugno 2024, quando l'uomo, durante una pausa di lavoro, non aveva ricevuto il resto dopo aver acquistato un caffè. Il giorno successivo, all'arrivo del tecnico incaricato della manutenzione, aveva recuperato le monete: l'episodio aveva generato una discussione con un collega e, successivamente, una segnalazione al responsabile del personale. Non essendo certo del consenso del tecnico, il dipendente aveva poi restituito il denaro.

Il licenziamento

 Dopo due settimane, però, l'azienda aveva disposto il licenziamento per giusta causa, contestando l'appropriazione indebita del denaro e anche presunte minacce a un collega. Accuse che il giudice del lavoro di Brescia ha ritenuto non adeguatamente dimostrate. In particolare, la contestazione sulle minacce è stata definita "generica", mentre un testimone ha riferito che il lavoratore era stato "sgarbato ma non minaccioso".

L'indennità di 18 mensilità

 Quanto all'appropriazione delle monete, il Tribunale ha rilevato che non è stato possibile accertare se ci fosse o meno il consenso del tecnico e che, in ogni caso, non sono emerse conseguenze negative per l'azienda. Pur riconoscendo risolto il rapporto di lavoro, il giudice ha quindi condannato la società a corrispondere al lavoratore un'indennità pari a 18 mensilità: il dipendente non aveva chiesto la reintegrazione e ha accettato il risarcimento.

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