L'INCHIESTA

Il piano shock dei giovani neonazisti: assalti a Modena e l'idea delle "Torri Gemelle 2.0" a Bologna

Secondo gli investigatori, nelle chat del gruppo sarebbero comparsi progetti di attentati, messaggi razzisti e negazionisti e riferimenti alla violenza politica

27 Set 2026 - 08:52
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Bologna, Le due torri: la Garisenda e la torre degli Asinelli © ufficio-stampa

Bologna, Le due torri: la Garisenda e la torre degli Asinelli © ufficio-stampa

Un progetto di estrema violenza contro obiettivi politici, l'idea di colpire le due torri, simboli di Bologna e un piano per un attacco incendiario a Modena. È lo scenario ricostruito dagli investigatori nell'ambito di una vasta indagine condotta da Ros dei carabinieri e Digos nei confronti di un gruppo accusato di attività riconducibili al suprematismo neonazista violento. L'inchiesta, sviluppata nell'arco di un anno tra febbraio 2024 e febbraio 2025, coinvolge complessivamente 17 persone distribuite in diverse zone d'Italia. Quattordici sarebbero minorenni. Tra loro figurano anche tre giovani residenti nel Reggiano e un 17enne della provincia di Modena.

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Secondo la ricostruzione investigativa, riportata da La Gazzetta di Modena, il ragazzo modenese avrebbe avuto soprattutto compiti operativi e avrebbe preso parte a diverse iniziative attribuite al gruppo. Il ruolo di ideazione e coordinamento sarebbe invece riconducibile, secondo gli inquirenti, a due maggiorenni residenti in Veneto.

L'obiettivo di Modena era un circolo

 Uno degli episodi più significativi riguarda Modena. Il gruppo avrebbe progettato un'azione contro la sede del circolo Lenin-Sinistra Classe Rivoluzione, realtà legata all'Internazionale Comunista Rivoluzionaria. La data individuata sarebbe stata quella del 29 settembre 2024. L'intenzione, secondo quanto emerge dall'indagine, era quella di raggiungere la sede e lanciare all'interno bottiglie incendiarie, provocando un incendio e danneggiando i locali. Nelle conversazioni monitorate dagli investigatori sarebbero inoltre emersi riferimenti alla possibilità di procurarsi materiali infiammabili e realizzare artigianalmente ordigni. L'attacco, però, non sarebbe mai stato portato a termine. Gli investigatori avevano già individuato il gruppo e sarebbero intervenuti prima che i giovani potessero procurarsi la benzina necessaria e procedere alla preparazione degli ordigni.

La frase "Torri Gemelle 2.0" e il progetto su Bologna

 Ancora più ambizioso e drammatico sarebbe stato il progetto discusso nelle chat Telegram del gruppo. Il 17 settembre 2024 sarebbe comparso il riferimento alle "Torri Gemelle 2.0", espressione utilizzata in relazione a un possibile attentato contro le Torri degli Asinelli e della Garisenda, i due celebri simboli architettonici di Bologna. Secondo l'ipotesi investigativa, l'obiettivo sarebbe stato provocarne il crollo attraverso un'azione terroristica. Il paragone con gli attentati dell'11 settembre 2001 negli Stati Uniti emerge proprio dal riferimento alle Twin Towers. Nelle conversazioni sarebbero comparsi anche messaggi che parlavano di un possibile "botto" e delle conseguenze che un'azione del genere avrebbe potuto provocare nel centro di Bologna.

L'odio politico contro Bologna

 Il progetto non sarebbe stato motivato soltanto dalla volontà di provocare distruzione, ma inserito in una più ampia visione di violenza politica. Nelle chat, secondo quanto riportato dagli investigatori, Bologna veniva descritta come una città dominata dalla sinistra e identificata con il mondo comunista. Da qui sarebbero partiti gli incitamenti a colpire la città e riferimenti alla volontà di vederla "in fiamme". Le conversazioni rappresenterebbero, nella ricostruzione degli inquirenti, uno degli elementi utilizzati per delineare la radicalizzazione del gruppo e il passaggio dalla propaganda ideologica alla discussione di possibili azioni violente.

Razzismo e negazionismo dell'Olocausto

 L'attività del gruppo, sempre secondo l'impostazione investigativa, non si sarebbe limitata alla violenza politica. Un altro elemento centrale sarebbe infatti rappresentato dall'odio razziale e dall'idea di una presunta superiorità etnica. All'interno delle conversazioni sarebbero stati individuati anche contenuti negazionisti relativi alla Shoah. In particolare, alcuni partecipanti avrebbero messo in discussione il numero delle vittime ebree dello sterminio nazista e sostenuto che esistessero presunte prove della falsità della ricostruzione storica dell'Olocausto. Gli investigatori considerano questi contenuti parte del quadro ideologico nel quale sarebbe maturata l'attività del gruppo.

Il richiamo al fascismo

 Un ulteriore elemento dell'inchiesta riguarda il rapporto con il fascismo storico. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, non si sarebbe trattato soltanto di una generica esaltazione del passato fascista o della figura di Benito Mussolini. Il gruppo avrebbe discusso anche della necessità di una riorganizzazione politica ispirata a quelle idee. In questo contesto assumerebbero un significato particolare le partecipazioni a commemorazioni organizzate a Predappio, considerate dagli indagati occasioni di aggregazione e identificazione ideologica. Gli investigatori avrebbero inoltre individuato riferimenti alla cosiddetta "terza posizione" e alla convinzione che una nuova rivoluzione di matrice fascista potesse rappresentare uno strumento per rovesciare l'ordine democratico.

Le accuse contestate

 Tra le ipotesi di reato contestate figurano l'associazione per delinquere con finalità di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico, gli atti di terrorismo mediante ordigni esplosivi, l'istigazione all'odio etnico e razziale aggravata dalla finalità terroristica e la propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione, oltre all'apologia del fascismo, alle offese all'onore o al prestigio del presidente della Repubblica e alla detenzione illegale di armi.

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