IL GIALLO DI PIETRACATELLA

Avvelenate con ricina, parla Gianni Di Vita: "Non ho mai creduto volessero uccidermi"

E sulle indagini in corso: "Lasciamo fare agli investigatori, sanno molte più cose di quello che immaginiamo"

16 Ott 2026 - 09:15
 © Ansa

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"Non ho mai creduto che volessero uccidermi". Lo dice Gianni Di Vita, padre e marito delle due donne avvelenate con la ricina a Pietracatella, in un breve colloquio con il Corriere della Sera. "Così come - aggiunge - non ho mai pensato che volessero uccidere mia figlia e mia moglie". Infine, rispondendo all'inviato del giornale che lo ha incontrato al cimitero del paese, sull'inchiesta in corso non si sbottona: "Lasciamo fare agli investigatori, sanno molte più cose di quello che immaginiamo".

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Oggi l'ultimo giorno di perquisizioni

 La tappa finale sarà il liceo delle Scienze Umane di Casacalenda, è la scuola dove lavora Laura Di Vita, cugina di Gianni. Ieri invece è toccato al liceo Classico Mario Pagano di Campobasso, la scuola frequentata fino allo scorso anno dalle sorelle Sara e Alice Di Vita, la prima deceduta insieme alla mamma, la seconda si è diplomata a giugno e ora è studentessa universitaria a Torino. Gli agenti della Squadra Mobile e dello Sco, cinque in tutto, sono rimasti all'interno, mentre le lezioni erano regolarmente in corso, per quattro ore. Lo scopo era quello di cercare eventuali tracce di ricerche sul web inerenti la ricina nei 63 computer attivi nei vari ambienti della scuola. Così come era già accaduto negli scorsi giorni nelle due scuole di Riccia, dove lavorano con ruoli diversi la professoressa di matematica amica di Gianni Di Vita e suo marito, non è stato necessario scandagliare i singoli computer, ma ci si è limitati a copiare i dati del server della scuola al quale tutti i pc sono collegati. Servirà tempo prima che tutte le informazioni contenute possano essere estratte e per verificare se ci sono all'interno dati utili all'indagine.

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