Cavalli, fumogeni e techno: Città Sant'Angelo si ferma per l'ultimo saluto a Maria Spinelli, uccisa in Svizzera
Almeno 500 i"presenti ai funerali della giovane morta durante la sparatoria al rave; parla il padre del killer: "Chiediamo scusa per nostro figlio"
Città Sant'Angelo, nel Pescarese, si è fermata per l'ultimo saluto a Maria Spinelli, la 22enne uccisa nella sparatoria ad Aarau, in Svizzera, lo scorso 29 agosto nel corso di un rave party. Musica techno e palloncini bianchi hanno accompagnato l'arrivo del feretro nella Collegiata di San Michele: ad attenderlo, oltre cinquecento persone che hanno partecipato alle esequie della giovane in un grande abbraccio collettivo. Gli amici della ragazza sono arrivati in chiesa con una maglia bianca con la foto di Maria. Sulla bara marrone tanti petali di rose bianche.
La carrozza e i palloncini
Al termine dei funerali centinaia di palloncini bianchi sono stati fatti volare in cielo: il feretro è stato poi caricato su una carrozza trainata da sei cavalli mentre la folla presente all'esterno batteva ritmicamente le mani sulle note di musica techno tra il fumo di alcuni fumogeni. Successivamente il lungo corteo funebre ha scortato la bara lungo il corso di una Città Sant'Angelo stretta nel dolore e nel ricordo.
Il cordoglio del sindaco
Alle esequie ha partecipato anche il sindaco Matteo Perazzetti: "Quello di oggi - ha detto - è il giorno in cui riaccogliamo Maria tra le nostre braccia e nella nostra comunità. In questo giorno tristissimo diamo il commiato a questa ragazza a cui è stata strappata la vita a soli 22 anni. Questo è il messaggio principale che noi oggi purtroppo dobbiamo affrontare".
"Continuiamo la vita con il coraggio di Maria"
Parole che hanno fatto eco a quelle del parroco, don Lorenzo Di Domenico: "Maria è stata vittima di un uso della libertà sbagliata, di una libertà intesa come fare quello che ci pare, non curanti delle conseguenze che tale azioni hanno sull'altro". Il sacerdote ha poi continuato: "Maria, anche se non è fisicamente con noi, lascia un modo di vivere la libertà, un modo di vivere la vita che deve contagiare - ha evidenziato - Lo spirito che abbiamo conosciuto in Maria ci viene restituito affinché possiamo continuare la vita con il suo stesso coraggio, quel coraggio di usare la libertà per costruirsi un futuro".
"Chiediamo scusa per nostro figlio"
Nel giorno dei funerali di Maria, il padre del 43enne ritenuto responsabile della sparatoria di Aarau rompe il silenzio e parla per la prima volta pubblicamente in una intervista concessa in esclusiva al Le Quotidien Jurassien. "Il pensiero va soprattutto alle vittime - dice - alla giovane donna deceduta, alla sua famiglia e ai feriti. È terribile". Secondo l'uomo, il figlio soffriva da anni di gravi disturbi psichici. Con il tempo si era progressivamente isolato, evitando i contatti e rifiutando di parlare della propria vita. "Eravamo praticamente - racconta il padre - le uniche persone che frequentava ancora". I genitori sapevano dell'interesse del figlio per le armi, ma ignoravano che possedesse un simile arsenale: "Percepiva una pensione di invalidità al 100% e, ciononostante, poteva possedere tutte quelle armi. Mi chiedo davvero come sia possibile".
