Garlasco, per i carabinieri "troppi elementi incomprensibili" nella condanna di Stasi
I carabinieri del Nucleo investigativo di Milano smontano punto su punto gli elementi dell'inchiesta e del processo all'ex bocconiano
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"È del tutto palese che già le evidenze riscontrate all'epoca ponessero, in coscienza, dei seri interrogativi su alcuni degli elementi che si erano rivelati determinanti nella condanna di Alberto Stasi". Tradotto: con una informativa il Nucleo investigativo dei carabinieri di Milano mette nero su bianco tutti i dubbi che renderebbero fragili alcuni degli elementi che hanno portato alla condanna definitiva dell'ex fidanzato di Chiara Poggi. Gli investigatori parlano apertamente di punti "incomprensibili" e "paradossali", arrivando a sostenere che per anni il caso sia stato letto attraverso una "suggestione creata in fase processuale e cavalcata mediaticamente in 18 anni". Un giudizio che attraversa diversi aspetti dell'inchiesta originaria: dalla bicicletta nera attribuita a Stasi, alle tracce biologiche sui pedali, fino all'assenza di sangue sulle sue scarpe e nell'auto nonostante il passaggio sulla scena del delitto.
Le contraddizioni sulla bicicletta
Uno dei punti più controversi è quello della bicicletta nera attribuita ad Alberto Stasi. I carabinieri parlano di una ricostruzione che, a loro giudizio, non avrebbe mai trovato un reale equilibrio logico. Nel documento si legge infatti che anche "ammettendo che un assassino così freddo e calcolatore avesse commesso una superficialità degna di personaggi fumettistici, e cioè quella di non far sparire definitivamente quella bicicletta", restano comunque "elementi francamente incomprensibili". Il riferimento è alla teoria secondo cui Stasi avrebbe nascosto la bici Holland utilizzata il giorno del delitto, sostituendone i pedali con altri nel tentativo di sviare le indagini. Una dinamica che gli investigatori giudicano illogica. L’informativa insiste anche sul ruolo della testimone che all'epoca descrisse la bici vista vicino alla casa di Chiara Poggi. I carabinieri la definiscono "unica testimone totalmente attendibile", sottolineando come il mezzo descritto fosse "totalmente diverso" da quello sequestrato anni dopo. Elemento che indebolirebbe ulteriormente il collegamento tra Stasi e la bicicletta.
Le impronte sul dispenser del sapone
Dubbi vengono sollevati anche sulle impronte trovate sul dispenser del sapone nel bagno della villetta. Quelle tracce attribuite a Stasi, spiegano gli investigatori, non erano tracce di sangue. Inoltre, viene richiamata la ricostruzione secondo cui il killer non si sarebbe lavato le mani nel bagno ma in cucina. Una versione che, secondo l’informativa, troverebbe conferma anche nello stato del lavabo del bagno, descritto come sporco e con capelli impigliati: condizioni considerate difficilmente compatibili con qualcuno che si fosse appena lavato accuratamente dopo un omicidio.
La nuova pista su Andrea Sempio
Nella parte finale dell’informativa i carabinieri ricostruiscono anche gli elementi raccolti nella nuova indagine su Andrea Sempio. Gli investigatori analizzano il contenuto delle agende e dei quaderni sequestrati, nei quali il giovane annotava riflessioni personali, sogni e pensieri considerati utili per delinearne il profilo psicologico e il possibile movente. Vengono inoltre evidenziate le ricerche online effettuate negli anni, soprattutto dal 2014 in avanti, relative al Dna trovato "sulle unghie di Chiara Poggi". Secondo la nuova ricostruzione riportata nell'informativa, dopo l'omicidio il killer si sarebbe allontanato dalla villetta a piedi per raggiungere la casa della nonna. Una versione che si inserisce nel tentativo degli investigatori di ridefinire completamente la scena del crimine e di rileggere tutti gli elementi del caso alla luce della nuova inchiesta.
