Speciale Il delitto di Garlasco
Reato contro lo studio Giarda

Delitto di Garlasco, Massimo Lovati rinviato a giudizio per diffamazione

Via libera al processo a giudizio Massimo Lovati, ex legale di Sempio. Avrebbe pronunciato frasi "gravemente diffamatorie"

26 Mag 2026 - 15:57
SeguiLogo Tgcom24suSeguici su
 © IPA

© IPA

Nessuna sospensione del processo contro Massimo Lovati. Il giudice dell'udienza pre-dibattimentale ha respinto in pochissimo tempo la richiesta dei difensori dell'ex legale di Andrea Sempio nel caso del delitto di Garlasco, dando il via libera alla citazione diretta a giudizio già concessa a febbraio dal tribunale di Milano. L'avvocato 73enne di Vigevano, reduce da una fallimentare campagna politica come candidato sindaco della sua città, è accusato di diffamazione ai danni dello Studio Giarda, gli ex avvocati di Alberto Stasi. 

La prima udienza e l'imputazione: "Grave lesione della reputazione"

 La prima udienza è stata fissata per il 14 settembre alle ore 9, dopo che Lovati e il suo legale hanno deciso di non patteggiare e non scegliere riti alternativi come la messa alla prova o l'abbreviato. Stando all'imputazione, Lovati avrebbe offeso la reputazione e l'onore degli avvocati Fabio e Enrico Giarda, figli del professore Angelo, "rilasciando dichiarazioni gravemente diffamatorie". Un fatto che sarebbe accaduto durante un punto stampa del 13 marzo del 2025 all'esterno della caserma dei carabinieri "Montebello", quando ancora rappresentava Sempio. Lovati, davanti ai cronisti, aveva sostenuto che la prima inchiesta a carico di Andrea Sempio - quella del 2017 - sarebbe stata il "risultato di una macchinazione orchestrata dalla difesa dello studio Giarda".

La frase sul Dna di Sempio

 Poco dopo, aveva ribadito il concetto accennando anche a una "manipolazione organizzata dagli investigatori dello studio" per "prelevare clandestinamente" il Dna di Andrea Sempio, unico indagato nella riapertura del giallo. Riferendosi a quando, nell'autunno 2016 - senza il consenso di Sempio - gli investigatori della SKP di Luca Tartaglia su mandato dalla difesa Stasi acquisirono il suo profilo genetico da una tazzina di caffè, un cucchiaino di metallo e una bottiglietta di plastica per svolgere le indagini difensive dopo la condanna di Stasi passata in giudicato nel dicembre 2015.

Ti potrebbe interessare

videovideo