le nuove regole

Sicurezza sul lavoro, al Colosseo stop a sub appalti ed edilizia acrobatica

Intesa raggiunta dal ministero della Cultura con i sindacati per il Parco archeologico a un mese dal decesso dell'operaio 22enne Andrea Moretti

31 Ott 2026 - 13:02
 © Ansa

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Al Colosseo stop all'edilizia acrobatica e ai subappalti negli interventi conservatici e di ristrutturazione. È l'intesa raggiunta dal ministero della Cultura con i sindacati per il Parco archeologico, dove i cantieri riprenderanno il 3 novembre, a poco più di un mese dalla morte di Andrea Moretti, l'operaio di 22 anni precipitato da circa dieci metri mentre installava il nuovo impianto di illuminazione. A darne notizia sono Cgil e Fp Cgil Roma e Lazio, che chiedono ora di estendere le nuove tutele a tutti i luoghi della cultura.

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Intesa sui cantieri al Colosseo

 La sicurezza è ora una priorità: "Grazie agli accordi sottoscritti con il ministero della Cultura possiamo finalmente dire che al Parco Archeologico cambia radicalmente modo di lavorare", spiegano le organizzazioni sindacali, "questo importante risultato è il frutto diretto della reazione, della determinazione e della mobilitazione attivata dalle lavoratrici e dai lavoratori del Ministero della Cultura, pienamente consapevoli delle pericolose condizioni di lavoro in cui erano costretti a operare e indignati di fronte all'incredibile e inaccettabile pretesa dell'amministrazione di tenere sempre aperto il sito, qualsiasi cosa accadesse".

I sindacati ricordano di avere chiesto la chiusura immediata dell'area dopo l'incidente mortale e di avere poi avviato il confronto con il dicastero per superare pratiche considerate inadeguate e sottovalutate nei siti culturali. "Modalità di lavoro che sono costate la vita a un lavoratore di soli 22 anni", sottolineano Cgil e Fp Cgil. La richiesta, adesso, è quella di aprire una nuova fase anche fuori dal Colosseo.

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"Ora non ci fermiamo: è il momento di allargare immediatamente il confronto a tutti i siti archeologici e culturali del territorio, dove permangono condizioni operative difficili, gravi rischi per la sicurezza, turni massacranti ed esposizione continua a eventi climatici estremi", prosegue le sigle sindacali, per le quali la vertenza deve tradursi in un cambiamento strutturale, senza lasciare fuori nessuna delle figure impiegate nei luoghi della cultura: dai dipendenti diretti del ministero a quelli delle aziende collegate, fino agli addetti delle ditte di appalto, servizio e manutenzione. Per la Cgil e per la Fp Cgil "le donne e gli uomini che lavorano vengono prima di tutto e non esiste profitto, esigenza d'incasso o ragione di Stato che possa giustificare il sacrificio della vita e della dignità umana".

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