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Focolaio Vicenza, manager contagiato in Serbia | Tornato in Italia, il rifiuto al ricovero e all'isolamento

Cinque i contagi. Lʼira del governatore del Veneto Zaia: "Se un positivo rifiuta il ricovero ci vuole il Tso"

mosca incendio ospedale coronavirus

Il paziente "zero" del nuovo focolaio nel Vicentino è un manager, rientrato in Italia dopo un viaggio di lavoro in Serbia dove è stato contagiato durante una cena.  L'uomo, pur avendo chiari sintomi del coronavirus, ha rifiutato le cure e l'isolamento, continuando la sua vita sociale e lavorativa, fino a peggiorare e a essere costretto al ricovero in rianimazione. Contagiate 5 persone, mentre quasi 90 sono in quarantena.

E' stato lo stesso governatore del Veneto, Luca Zaia, a ricostruire la storia del focolaio vicentino sottolineando i comportamenti non corretti. 

 

Il paziente zero, rientrato dalla Serbia il 25 giugno dopo aver incontrato un 70enne positivo al Covid-19, ha iniziato ad avere sintomi lo stesso giorno, avendo "diversi contatti lavorativi ed extralavorativi, tra cui una festa privata e un funerale" il 26 e il 27. "Il 28 - ha spiegato Zaia - è andato al pronto soccorso, effettuando il tampone e risultando positivo, ma rifiutando il ricovero. Se uno è padrone della sua vita, non deve però poter mettere a repentaglio quella degli altri".

 

Non rispettato l'isolamento Ricoverato, dopo molta insistenza anche del sindaco del suo paese, il 1 luglio, il manager attualmente è in rianimazione ed è pure emerso che il 30, pur sapendo di essere ammalato, ha visto altre persone. Il secondo caso di positività è emerso il 30 giugno, "dopo almeno 6 giorni asintomatici", per uno degli altri occupanti dell'auto andata in Serbia, e terzo e quarto il 1 luglio, nel secondo caso per un occupante dell'auto non dichiarato.

 

L'ultimo caso, presso l'Ulss 6 Euganea, riguarda una donna che si è presentata al Pronto soccorso di Schiavonia il 29 giugno, dichiarando di aver avuto contatti con il paziente zero. "L'indagine è risultata difficoltosa per la negazione di alcuni dati, come lavoro e contatti. Sapevano che una persona incontrata in Serbia era poi risultata positiva, un sintomatico ha rifiutato il ricovero e poi ha partecipato a feste, la signora non ha detto le cose: così non ne veniamo fuori", ha concluso il governatore.

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