Marino Occhipinti e Alberto Savi © Ansa
A oltre trent'anni dalla fine della sanguinosa scia criminale della banda della Uno Bianca, la Procura di Bologna continua a indagare per verificare se dietro i delitti possano esserci state altre persone. Nel corso di settembre gli inquirenti hanno sentito Alberto Savi e Marino Occhipinti, entrambi ex poliziotti e componenti del gruppo. I due hanno scelto di rispondere alle domande dei magistrati. A riportarlo è Il Resto del Carlino. L'attività rientra nella nuova indagine avviata nel 2023 dopo un esposto dei familiari delle vittime, assistiti dagli avvocati Alessandro Gamberini e Luca Moser. L'obiettivo è accertare l'eventuale presenza di complici o mandanti mai individuati.
La strage del Pilastro
Ad Alberto Savi, 61 anni, gli investigatori avrebbero rivolto domande anche sulla strage del Pilastro del 4 gennaio 1991 (morirono tre giovani carabinieri). L'ex poliziotto, assistito dall'avvocata Annamaria Marin, sarebbe stato chiamato a chiarire inoltre alcune affermazioni risalenti al 1995. All'epoca, mentre era in carcere, Savi avrebbe parlato con alcuni compagni di cella sostenendo che la banda potesse contare sul sostegno di "agenti di copertura". Dichiarazioni sulle quali i magistrati sarebbero tornati a chiedere spiegazioni. Condannato all'ergastolo, Alberto Savi si trova da diversi mesi in regime di semilibertà. È detenuto a Padova e il suo percorso di reinserimento è iniziato da tempo: dal 2017 usufruisce di permessi.
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L'agenda del 1988
Tra gli elementi riemersi c'è anche una pagina d'agenda di Marino Occhipinti risalente al 1988. Nel preparare l'elenco degli invitati al proprio matrimonio, l'ex poliziotto aveva annotato anche i nomi di Savi, Gugliotta e Vallicelli. Secondo Il Resto del Carlino, alla cerimonia parteciparono quasi tutti i componenti della banda. Un particolare che documenta come i rapporti tra alcuni membri del gruppo non fossero circoscritti al lavoro o alle attività criminali, ma riguardassero anche la loro vita privata. Tra il 1987 e il 1994, la banda della Uno Bianca fu responsabile di una lunga serie di crimini tra l'Emilia-Romagna e le Marche, con un bilancio complessivo di 23 morti e oltre 100 feriti.
