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Stupro Viterbo, il padre di uno degli accusati: "Gli ho detto di buttare il telefono, ma non ho visto quei video"

Difende il figlio, ma "se fosse davvero colpevole - dice - sarei il primo a sapere come comportarmi con lui"

Stupro Viterbo, il padre di uno degli accusati: "Gli ho detto di buttare il telefono, ma non ho visto quei video"

"Sì, ho detto a mio figlio di buttare il telefono ma non ho visto i video". A parlare è Roberto Licci, il padre di quello che secondo i magistrati è uno degli stupratori di Viterbo. Per i pm le immagini della violenza sono state condivise in una chat dove c'è anche l'uomo, che con il figlio condivide la fede politica in CasaPound. "Se fosse davvero colpevole, sarei il primo a sapere come comportarmi con lui. L'ho cresciuto con dei valori", afferma.

"Riccardo, butta il cellulare subito", ha scritto l'uomo nella chat di WhatsApp letta da diversi componenti del Blocco Studentesco. "L'ho fatto per cercare di aiutarlo", spiega a La Repubblica. "Sono il padre, non ho difficoltà ad ammetterlo: aiutare un figlio non è qualcosa per cui si possa essere incriminati", aggiunge. Dal punto di vista penale, Roberto Licci non dovrebbe rischiare l'iscrizione nel registro degli indagati in quanto parente dell'arrestato.

"Vorrei vedere quei video, per capire cosa sia successo davvero. Perché finora il processo lo state facendo voi giornalisti, e questi due ragazzi li avete già condannati", prosegue. "Io e mia moglie siamo distrutti. Per ora, non posso dire nulla perché non sappiamo come siano andati realmente le cose. Ma se fosse vero... non siamo mica animali, fosse vero sarei disperato", conclude.

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