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Sciopero dei medici, sale operatorie vuote: adesioni fino al 90%

Bisogna tornare indietro di anni per trovare lo stesso risultato di una mobilitazione. Lo sciopero per chiedere più risorse per la sanità pubblica

Partecipazione all'80-90%, sale operatorie e corsie semideserte negli ospedali pubblici: è questo il risultato dello sciopero dei medici. "Bisogna tornare a anni indietro per trovare lo stesso risultato di una mobilitazione", ha spiegato Carlo Palermo, segretario generale del sindacato Anaao Assomed. Lo sciopero indetto per chiedere più risorse per la sanità pubblica e il rinnovo del contratto della categoria fermo da dieci anni.

Soddisfatti dunque i sindacati, che hanno ribadito le ragioni della protesta sottolineando come questa sia stata attuata anche in favore dei cittadini, con l'obiettivo di riuscire a garantire in futuro cure dignitose a tutti. E proprio nel giorno dello sciopero, il ministro della Salute Giulia Grillo ha convocato le organizzazioni mediche al ministero, precisando come "siamo tutti dalla stessa parte" e assicurando che le richieste dei medici "saranno accolte". Decine le manifestazioni in tutta Italia ma, come previsto per legge, sono state garantite le prestazioni indispensabili.

I 120mila camici bianchi del Servizio sanitario nazionale (Ssn), ha sottolineato il segretario del sindacato Anaao-Assomed, hanno incrociato le braccia per rivendicare "il diritto a curare e il diritto a essere curati". Ad aderire allo sciopero, i medici dell'Intersindacale che riunisce tutte le principali sigle della categoria: "Siamo costretti a fermarci un giorno per non fermarci per sempre nei prossimi anni", ha spiegato Palermo.

Il definanziamento del Ssn prosegue, aggiunge, "perché l'incremento del fondo sanitario per il 2019 è di un miliardo appena, pari allo 0,88% rispetto all'anno precedente, ovvero è in decremento rispetto all'inflazione".

Crisi di organico - Quello che i medici lamentano è inoltre una crisi di organico. Già oggi, precisa il segretario Anaao, "la dotazione organica è del 10% in meno rispetto al 2009 e le prospettive sono drammatiche. Nei prossimi anni andranno in pensione con la legge Fornero 45.000 tra medici, dirigenti sanitari e veterinari. Un numero tale da mettere in ginocchio qualsiasi sistema sanitario nazionale se non si provvede immediatamente e rapidamente alle nuove assunzioni".

Richieste accolte dal ministro Grillo che, incontrando le organizzazioni, ha affermato che "questo governo è attentissimo alle loro istanze".

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