Rimini, inciampa e sbatte contro la porta del bar ma i giudici non le credono: "Troppo bassa"
Una donna di 70 anni si è vista respingere (per due volte) una richiesta di risarcimento da oltre 200mila euro perché la sua versione dei fatti non corrisponde... con la propria altezza
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Risarcimento negato perché... troppo bassa. Oltre al danno, rischia di aggiungersi anche la proverbiale beffa per una 70enne emiliana che si è vista respingere una richiesta di indennizzo da oltre 200mila euro dopo essere inciampata in un tappeto posto di fronte alla porta di un bar di Misano Adriatico, provincia di Rimini. Nella caduta, la donna aveva riportato delle ferite piuttosto serie, con tanto di trasporto d'urgenza in ospedale dopo aver picchiato anche il volto. Ma, secondo i tribunali, nella sua versione dei fatti qualcosa non torna proprio per via dell'altezza.
Il racconto della donna
I fatti risalgono al 2021. La donna, stando al suo racconto, era caduta dopo che il suo piede destro era rimasto incastrato sotto la piega del tappeto: dopo aver perso l'equilibrio era finita rovinosamente a terra, colpendo la porta d’ingresso in vetro con il viso. A seguito del ricovero, la 70enne aveva presentato una richiesta di risarcimento ai proprietari del bar, ma siccome questi si erano rifiutati di conciliare, la questione era finita sui banchi del tribunale. Che, a propria volta, aveva rigettato la domanda.
Questione di... centimetri
E allora ecco la Corte d'Appello, che però ha confermato quanto deliberato dai giudici di primo grado ricostruendo nel dettaglio la dinamica dell'incidente. "Se il piede destro della donna era rimasto imprigionato dal rialzo del tappeto e vi finiva sotto, cadendo in avanti, il viso della donna poteva al massimo arrivare alla profondità corrispondente alla sua altezza di 1 metro e 58 centimetri e non avrebbe mai raggiunto la soglia del bar per colpire il vetro dell'ingresso a 2 metri e mezzo di distanza", si legge nel testo della sentenza. Insomma, se come riferito dalla 70enne, il suo piede fosse rimasto davvero incastrato all'altezza della caviglia sotto la piega del tessuto, in alcun modo avrebbe potuto raggiungere (e colpire) la porta del bar, molto distante dal punto incriminato.
Il racconto della testimone
C'è poi il racconto di una testimone, che dall'interno del bar avrebbe visto la donna inciampare non tanto nel tappeto, quanto nel guinzaglio del cagnolino che portava a spasso. Cagnolino che però, secondo la vittima, non ci sarebbe stato. Una divergenza anche piuttosto sostanziale, che tuttavia poco importa ai giudici, secondo cui l'elemento dirimente è proprio l'altezza della malcapitata, ritenuta dunque troppo bassa per quella particolare ricostruzione dei fatti.
Risarcimento negato
Da qui il niet della Corte d'Appello, secondo cui "non è stata raggiunta la prova che sia caduta per essere inciampata nel tappeto". Richiesta di risarcimento respinta per la seconda volta, dunque, con la donna che per giunta è stata condannata a pagare 12mila euro di spese legali.
