LA RECENSIONE

Quanto pesa il senso civico nella vita degli italiani? Il rapporto dell'Istat

Un tema quanto mai attuale considerato che si percepisce un cambiamento negli stili di vita individuali e collettivi determinati da un rimescolamento dei valori che stanno alla base dei nostri comportamenti

di Francesco Provinciali
23 Giu 2019 - 20:13
 © istockphoto

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L’Istat ha recentemente pubblicato un interessante rapporto sul “senso civico” degli italiani, frutto di una indagine svolta nel biennio 2016/2018. Un tema quanto mai attuale considerato che si percepisce un cambiamento negli stili di vita individuali e collettivi determinati da un rimescolamento dei valori che stanno alla base dei nostri comportamenti, dalle trasformazioni indotte da nuove regole e prassi, dal palese salto generazionale in ordine ad abitudini e occupazioni quotidiane e dai mutamenti culturali, sociali ed economici che stanno attraversando la nostra comunità nazionale con marcata intensità.

​L’Istat precisa che “per senso civico dei cittadini ci si riferisce a quell’insieme di comportamenti e atteggiamenti che attengono al rispetto degli altri e delle regole di vita in una comunità". In via generale “la contrapposizione tra intransigenti e tolleranti si osserva anche, a parità di età, tra uomini e donne: queste ultime sono più severe sull’inammissibilità di alcuni comportamenti che riguardano la quotidianità. Il divario di genere si attenua tra le persone di 65 anni e più, età in cui l’intransigenza aumenta anche tra gli uomini”.

Dall’indagine risulta che “nel 2018, l’84% delle persone di 18 anni e più (di cui l’87,3% donne e l’80,4% uomini) dichiara di non gettare in alcun caso carte per strada (nel 2014 tale quota ammontava all’80,5% )”. Peraltro “il decoro urbano…è uno degli aspetti sui quali i cittadini si mostrano più intransigenti”. “La scarsa qualità del servizio è riportata come giustificazione del mancato pagamento del biglietto sui mezzi pubblici dal 7,4% dei cittadini, anche se è alta la quota di chi non giustifica tale comportamento (85,4%). Minore intransigenza si rileva per i comportamenti alla guida: parcheggiare in divieto (il 74,8% non lo ritiene mai ammissibile) è più tollerato che usare il cellulare quando si è alla guida (79,6%). Nella prima circostanza la brevità della sosta (8,3%) e il non costituire ostacolo alla circolazione (8,4%) sono le principali circostanze portate a giustificazione del comportamento scorretto, seguite dalla insufficienza dei parcheggi (6,7%). L’uso del cellulare alla guida è giustificato principalmente per telefonate urgenti (14,4%), molto meno negli altri casi”. “Il ricorso alla raccomandazione e l’infedeltà fiscale appaiono come elementi particolarmente critici nel rapporto tra cittadini e rispetto delle regole: meno di 7 persone su 10 le ritengono inammissibili”.

“A fronte di una richiesta di erogazione di una prestazione professionale in nero, il 56,1% degli intervistati insisterebbe per avere la ricevuta, il 27,5% accetterebbe se conviene e il 13,8% pagherebbe per evitare discussioni. Analogamente, nel caso della mancata emissione di uno scontrino da parte di un esercente di un servizio commerciale, sei persone su 10 (61,6%) insisterebbero per avere lo scontrino, il 19,4% non ci farebbe caso e il 16,5% non direbbe alcunché per evitare discussioni. Sulla ricerca del lavoro è particolarmente rilevante la quota di persone di 14 anni e più che ritengono giusto in alcuni casi farsi raccomandare (28,3%). La giustificazione più diffusa è la mancanza di alternative per ottenere un posto di lavoro (19,6%) mentre l’8,7% lo valuta un comportamento ammissibile se lo si merita”.

“L’area della fedeltà fiscale è quella che registra il più basso livello di intransigenza: per il 29,3% delle persone è accettabile non pagare le tasse in alcuni casi. Tra le giustificazioni addotte, la bassa qualità dei servizi erogati (22%) e la presenza di evasione fiscale (5,4%) ma anche motivazioni di principio (“i soldi sono di chi se li guadagna”, 2%). I giovani adulti (25-34 anni) sono più inclini a giustificare l’evasione fiscale - circa il 33,5% la considera accettabile in alcune circostanze - rispetto gli anziani (23,4%)”. Su un tema scottante come la corruzione “un quarto delle persone di 14 anni e più considera la corruzione un fatto naturale e inevitabile; sei persone su dieci ritengono pericoloso denunciare fatti di corruzione e oltre un terzo (36,1%) lo ritiene inutile”. Infine un dato interessante sul copiare a scuola: “quasi il 70% delle persone di 14 anni e più (soprattutto le donne) lo giudica un atto molto grave o abbastanza grave”.

Dall’insieme delle rilevazioni effettuate dall’Istat si deduce che le donne in via generale dimostrano un senso civico più spiccato rispetto agli uomini. Dal rapporto emergono inoltre, ad una considerazione più analitica, alcune caratteristiche peculiari della mancanza di senso civico dei nostri connazionali. Ad esempio a fronte dei tanti italiani che dicono di non posteggiare l’auto in seconda fila si scopre che solo il 62,1% degli isolani e il 65% dei meridionali rispetta tale divieto: ciò specularmente significa che rispettivamente il 40% e il 35% non lo fa. Se “risaliamo” il Paese scopriamo che al nord-est l’80,5% e al nord-ovest l’86,6% rispetta il divieto mentre solo reciprocamente il 20% e il 14% non lo osserva. E che comunque l’inosservanza riguarda più i giovani che gli anziani. Rispetto alle differenze di età colpisce anche il margine percentuale che separa gli inadempienti giovani rispetto agli anziani (dai 65 anni in su) circa il viaggiare senza biglietto sull’autobus: siamo nell’ordine del 20% in più tra i primi rispetto ai secondi. Inoltre – dal prospetto 4 del Rapporto – si ricava una persistenza di questo gap generazionale rispetto ad altri comportamenti poco civili come il voto di scambio, l’ottenere favori da funzionari pubblici, abbandonare rifiuti dove capita o occultarli, scrivere sui muri e sui mezzi pubblici e soprattutto non pagare le tasse.

Circa infine il copiare a scuola si osserva che – a differenza di altri Paesi dove copiare (cheating”) è stato fatto oggetto di specifica analisi comportamentale con una valutazione etica di tale abitudine che la considera “biasimevole” in quanto “non rispetta le regole e danneggia tutti” , è propedeutica alla corruzione e viola le buone norme di convivenza – in Italia non è così, poiché c’è una diffusa tolleranza verso questo fenomeno. Ciò è significativo in quanto – se solo il 17% dei giovani (dai 18 ai 24 anni) e il 36,9% degli ultrasessantenni la considera alla stregua di un fatto riprovevole – ciò significa che si sta radicando nel Paese una tendenza a bypassare le buone norme di convivenza civile e di rispetto delle regole e degli altri. Non accade in termini percentuali comparabili dunque ciò che in altri Paesi si verifica con più intensità: la consapevolezza che la violazione di una regola è vissuta e sanzionata come una sorta di “peccato civico”, nella misura in cui danneggia la comunità oltre e indipendentemente dal mero danno materiale che tale violazione di fatto produce. Se ne deduce – e qui sta il valore della ricerca dell’Istituto presieduto dal demografo Giancarlo Blangiardo- che è urgente riparlare a casa, a scuola, nei luoghi di lavoro e di svago di “educazione civica” come fonte imprescindibile di comportamenti eticamente ispirati al bene comune e al rispetto del prossimo.

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