Pranzo al sacco, il governatore Decaro: non è vietato in spiaggia
Turisti costretti a mangiare di nascosto in spiaggia. Il presidente della Puglia: "Il costo di lettini e ombrelloni è già esorbitante. La legge? Vieta solo la plastica monouso"
Con i prezzi dei cibi e delle bevande oramai alle stelle c'è chi, in spiaggia, opta per portarsi il pranzo al sacco. Alimenti cucinati a casa e portati in spiaggia, o acquistati già pronti ad hoc per l'occasione, l'obiettivo è lo stesso: non spendere un occhio della testa in bar e ristoranti vista mare. E la situazione è la medesima all'interno dei lidi di tutta Italia. In Puglia, però, c'è chi consuma il proprio pranzo al sacco, lontano da occhi indiscreti. Il motivo? I gestori degli stabilimenti balneari hanno lanciato una guerra al pranzo al sacco. Una regola non scritta e contraria a ogni tipo di buonsenso che dal Salento, alla costa barese o tarantina, sta seminando il terrore tra i bagnanti che si ritrovano a dover nascondersi per mangiare. La situazione ha sollevato l'ira del presidente della Regione, Antonio Decaro, che in un video condiviso sui social a difesa dei bagnanti ha affermato: "Il costo dei lettini è già esorbitante".
Il caso "pranzo al sacco" e la polemica
Dal Corriere del Mezzogiorno era arrivata la storia di una donna e dei suoi due bambini che, a Vieste, erano stati costretti a nascondere bene i panini all'interno del borsone per sfuggire ai controlli dei titolari del lido. Situazioni come quest'ultima si ripetono quotidianamente all'interno degli stabilimenti balneari pugliesi e, come sempre, c'è chi approva la "legge non scritta" dei gestori e chi, invece, è totalmente contrario. È il caso delle associazioni dei consumatori e dei bagnanti, specie le famiglie, che non ne vogliono sapere di sottostare ai prezzi dei bar e dei ristoranti dei lidi balneari dove un semplice panino ha raggiunto il prezzo medio di 5-6 euro. Cifra a cui si devono sommare i costi, rincarati, di lettini e ombrelloni. Dall'altro lato ci sono le associazioni di categoria degli operatori turistici e balneari secondo cui, l'accesso in spiaggia con borsoni carichi di cibarie e bevande comporta "un danno economico e d'immagine" al lido dove si verifica.
Decaro: Sì alla schiscetta in spiaggia, no alla plastica
Non è tardata ad arrivare la risposta del presidente della regione Puglia, Antonio Decaro. "Leggo con stupore le parole di Assoturismo. Si parla d'immagine danneggiata se qualcuno osa consumare un panino o della focaccia portata da casa in un lido privato. Io credo che non ci siamo proprio: già il costo degli ombrelloni e dei lettini è esorbitante. Ma poi nel nome di un presunto decoro, possiamo chiedere a chi sceglie uno stabilimento balneare di mangiare solo ed esclusivamente all'interno del bar e del ristorante di quello stabilimento?" ha chiesto Decaro in un video diffuso sui social network. Domanda, quella del governatore, volutamente provocatoria e alla quale lui stesso risponde con regole scritte ricordando l'apposita ordinanza balneare della Regione che consente ai bagnanti di introdurre e consumare alimenti e bevande propri sulle spiagge, comprese quelle affidate in concessione. "Le regole in Puglia sul decoro ci sono già dal 2019: è vietato in spiaggia utilizzare plastica monouso. Quindi, chi porta cibo da casa può utilizzare soltanto posate e stoviglie biodegradabili. Il resto sembra soltanto un modo 'elegante' per dire: 'consumate da noi o niente'", ha concluso Decaro.
Continua il rincaro di lettini e ombrelloni
Intanto, mentre bagnanti e gestori degli stabilimenti balneari combattono a suon di schiscetta, in Salento il salasso riguarda lettini e ombrelloni. Secondo l'Adoc, Associazione per la Difesa e l'Orientamento dei Consumatori, il 2026 avrebbe registrato un aumento medio del 25,39% e in alcune zone, quali le marine di Porto Cesareo e Nardò, il picco avrebbe addirittura raggiunto il 50%. L'associazione dei consumatori ha esaminato le tariffe di luglio notando un forte rincaro in appena cinque anni. Tra il 2021 e il 2026 il prezzo medio per due lettini e un ombrellone è passato da 25,32 euro agli attuali 31,75 euro.
