DIRITTO AL RIPOSO

Verbania, ragazzi troppo rumorosi: famiglia fa chiudere parco giochi

Succede in un comune dell'Ossola. Trenta querele e poi la drastica decisione del giudice. Ma la "colpa" è dei ragazzi che fanno confusione di notte

22 Dic 2016 - 08:09

Ci sono voluti trenta querele e alla fine sono riusciti ad ottenere la chiusura del "rumoroso" parco giochi. A pagare, però, saranno i bambini che non hanno più diritto ai loro scivoli. Succede a Premosello di Chiovenda, comune di Ossola che conta duemila anime. Una coppia del luogo (non anziana) lamenta da anni la rumorosità del parco nelle ore serali. La Asl ha certificato il superamento dei decibel consentiti per legge e un giudice ha ordinato la chiusura.

La vicenda, come riportata dal quotidiano La Stampa, potrebbe sembrare paradossale. Oppure che ci si trovi davanti a una novella coppia di Erode. Ma chi ha intentato la causa si difende, "non ce l'abbiamo coi bambini". E in effetti il problema non sono loro o i loro giochi pomeridiani. Il baccano, se così lo possiamo chiamare, avviene durante gli orari di chiusura. Dopo le 17:30 in inverno e dopo le 22 in estate. Il parco è utilizzato dai giovani come luogo di ritrovo e i rumori diventano anche insopportabili.

"Negato il diritto al riposo", scrive il magistrato che ha imposto la chiusura del parco oltre a un risarcimento di 10mila euro. D'altronde i numeri parlano chiaro, dicono i tecnici della Asl chiamati per le prove fonometriche. Si sono superati di oltre mille volte i limiti consentiti. Il calcolo viene però effettuato tenendo conto del rumore di fondo e, diciamolo, in questo tranquillo paesino è praticamente nullo. Quindi bastano una decina di giovani, qualche birra e gli schiamazzi diventano irritanti. Tanto più se le finestre di casa danno direttamente sul giardino.

E quando arrivano i vigili, chiamati appunto dalla coppia, tutti scappano. Il problema è che non ci sono recinzioni e quindi nessuno riesce a far rispettare gli orari di chiusura. Il sindaco ha sempre rifiutato l'idea delle sbarre ma ora, forse, dovrà rivedere la propria posizione. Nel frattempo, però, il comune ha fatto ricorso.

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