Peculato e corruzione i reati ipotizzati: indagati presidente e altri membri dell'autorità
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Perquisizioni da parte della guardia di finanza all'interno della sede del Garante della Privacy, nell'ambito di un'indagine della procura di Roma che vede indagato il presidente dell'Autorità, Pasquale Stanzione, e gli altri membri Ginevra Cerrina Feroni, Agostino Ghiglia e Guido Scorza. Peculato e corruzione i reati ipotizzati. Il fascicolo è coordinato dall'aggiunto Giuseppe De Falco.
Secondo quanto si apprende, l'inchiesta avrebbe preso il via da una serie di servizi televisivi della trasmissione Rai Report, condotta da Sigfrido Ranucci. Negli scorsi mesi, infatti, il programma aveva evidenziato presunti conflitti di interesse e irregolarità nella gestione della Authority. Secondo quanto riporta Repubblica, La procura di Roma ipotizza anche accessi abusivi a sistemi informatici e rivelazione di segreti d'ufficio.
Il caso dell'Autorità garante della privacy era esploso durante lo scorso novembre, quando la procura della capitale aveva aperto un fascicolo per verificare se qualcuno fosse entrato nella sede del Garante sottraendo dati e documenti dai pc a disposizione dei dipendenti. Un'indagine scaturita da una denuncia dei sindacati a seguito di un'indagine proprio della trasmissione Report. Secondo la ricostruzione, infatti, nella notte tra l'1 e il 2 novembre quattro membri dell'Autorità - accompagnati da persone estranee - erano entrati nella sede di Piazza Venezia rimanendo all'interno fino al giorno successivo. Un'attività resa ancor più anomala dal fatto che sia avvenuta in un giorno festivo. Le persone, una volta all'interno, si sarebbero introdotte nelle stanze che custodiscono server, corrispondenze e dati sensibili.
L'Autorità, di fronte al racconto di Report, aveva già risposto negando fermamente ogni accusa: "Sono bugie". E aveva altrettanto allontanato da sé le altre voci: in particolare le spese per la carne del presidente dell'Authority, fatte passare come "spese di rappresentanza" e addebitate al Garante. E il presunto accordo nascosto che avrebbe portato i quattro vertici dell'Autorità - Pasquale Stanzione, Ginevra Cerrina Feroni, Agostino Ghiglia e Guido Scorza - a non comminare la sanzione da 40 milioni a Meta per violazione delle norme sulla privacy riguardo al "primo modello di smart glasses commercializzato: i Ray-Ban Stories". Una multa che, secondo Report, sarebbe stata ridotta di diversi milioni di euro dopo un incontro, il giorno prima del voto sulla multa, tra Agostino Ghiglia e il responsabile delle relazioni istituzionali di Meta in Italia, Angelo Mazzetti.
A sollevare qualche dubbio anche il tempismo delle dimissioni di Angelo Fanizza, ex segretario generale del Garante che ha dato addio all'Autorità lo scorso 20 novembre. Sempre secondo Report, Fanizza si sarebbe dimesso dopo la denuncia del dirigente di dipartimento per la sicurezza informatica, a cui l'ex segretario aveva chiesto di provvedere urgentemente all’estrazione della posta elettronica, degli accessi vpn e alle cartelle condivise, degli spazi di rete condivisi, dei sistemi documentali e dei sistemi di sicurezza. Una richiesta arrivata due giorni dopo il primo servizio di Report, e interpretata dalla trasmissione come l'inizio di una caccia alle streghe interno all'Autorità nel tentativo di individuare la talpa.