Il ricordo

Capotreno ucciso a Bologna, il padre: "Era tutto il mio mondo, ma adesso sappiamo che non tornerà più"

Alessandro Ambrosio è stato accoltellato la sera del 5 gennaio nel parcheggio del piazzale Ovest della stazione di Bologna

07 Gen 2026 - 10:34
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Parla Luigi Ambrosio, il papà di Alessandro, il capotreno di 34 anni ucciso a coltellate alla stazione di Bologna nel tardo pomeriggio di lunedì 5 gennaio. Il giovane lavorava da una decina d'anni in Trenitalia: aveva seguito le orme del padre, in pensione da pochi giorni dopo 40 anni nelle ferrovie.

Il lavoro negli Intercity

 Ma non era stato lui a convincerlo a intraprendere quella strada: "Mi ha riempito di orgoglio, anche perché ha fatto tutto a mia insaputa. Mi ha chiamato quando aveva già finito la visita medica. Mi ha detto: 'Papà, ho fatto il colloquio. È andato bene'. Io sono stato contentissimo. Se me lo avesse detto, gli avrei potuto dare qualche consiglio o spinta. Ma non c’è stato bisogno: Alessandro aveva una mente superiore. Avrebbe potuto fare ancora tanto altro nella vita. Lavorava sugli Intercity: andava a Pescara, Foggia, Trieste, Roma… Quando passava da Bologna mi chiamava: papà mi raccomando, cura il mio treno". 

"Tutto il mio mondo"

 Figlio unico, Alessandro "era tutto il mio mondo", spiega Luigi, aggiungendo: "Starò così per ancora un bel po’ di tempo. Non voglio ripercorrere ciò che è successo: voglio solo sapere perché è accaduto". Con suo figlio aveva un legame "molto stretto: viveva ancora qui, con noi". Anche se, "tra lavoro e tempo libero, era sempre fuori casa: lo vedevamo forse due giorni a settimana, perché era sempre in giro. Il lavoro, le sue passioni, le uscite con gli amici. Però ora è diverso: prima, anche se di fretta, sapevamo che sarebbe tornato a casa. Adesso, invece, sappiamo che non tornerà più. E questa è tutta un’altra storia". Alessandro, ribadisce ancora papà Luigi, non ha "mai fatto del male a una mosca. Io non so cosa sia successo, ancora non l'abbiamo visto. Lui faceva il suo servizio tranquillo, poi veniva a casa, usciva. Io con mio figlio avevo un rapporto ottimo". 

Le passioni di "Ambro"

 Fuori dal lavoro, la vita di "Ambro", come lo chiamavano i suoi amici, era piena di passioni, a cominciare dalla musica: suonava la chitarra in due gruppi, racconta il padre. E poi lo sport, soprattutto il calcio, ma anche la pallavolo. Papà Luigi definisce il figlio come "unico" e "benvoluto da tutti", e di lui ricorda la "mente eccelsa": "il mio orgoglio, senza ombra di dubbio". Fin da quando era ragazzino, "non ci ha mai dato problemi", spiega ancora. 

L'uomo fermato

 Per quando riguarda Marin Jelenic, il 36enne senza fissa dimora, fermato la sera del 6 gennaio a Desenzano del Garda con l'accusa di omicidio, il padre ha detto: "Se è stato lui, mi fa piacere che sia stato preso, ma a me lui fa pena. Rabbia e pena, sono questi i due sentimenti che provo. E non so cosa prevale. Voglio sapere perché l'ha fatto". 

Gli ultimi ricordi di Alessandro

 L'ultima immagine che Luigi ha di Alessandro è quella del giovane che rientra dal lavoro a metà pomeriggio: "Poco dopo è uscito di nuovo per andare a Bologna. Quando andava via mi faceva sempre battute tipo: "Ci rivediamo più vecchi". Lo ha fatto anche stavolta". Non aveva mai avuto particolari esperienze negative nello svolgere il suo lavoro, spiega il padre: "Non si è mai lamentato, a parte le solite problematiche della gente senza biglietto. Ha sempre svolto al meglio il suo lavoro, i suoi colleghi lo sanno". Tra gli ultimi momenti belli passati insieme, il padre ricorda il giorno di Natale, trascorso in famiglia, con Alessandro e la fidanzata: "Abbiamo chiacchierato tanto e ci siamo divertiti molto. Abbiamo trascorso quei momenti tra chiacchiere e risate".

I funerali

 Per quanto riguarda i funerali del giovane, ucciso nel parcheggio del piazzale Ovest della stazione, non è ancora nota la data. "Sarà una cerimonia laica", anticipa il padre, aggiungendo: "Pensiamo alla cremazione, terremo l'urna nella sua cameretta". Per Alessandro, pensa a una cerimonia speciale: "Ho chiesto al sindaco di Anzola dell’Emilia di poter celebrare il funerale, che sarà un rito laico, in un luogo dove ci sono eventi musicali e concerti. Voglio tanta partecipazione dei suoi amici e chi vuole si alza e dice qualcosa. E poi, musica a manetta. Più che un rito funebre, vogliamo che sia una festa. Questo sì, che sarà un ottimo saluto per mio figlio".

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