IL PENSIERO DELLA SCRITTRICE

La Chiesa, il Papa, l'enciclica, San Carlo Acutis: antichi e modernissimi rimedi contro la paura del domani

Un milione di persone agli Champs-Elysées per Leone XIV, il grande successo tv del film Mediaset sul "santo digitale": quando la fede nell'uomo è ancora rifugio e risposta a solitudine, angoscia da guerra, crisi, intelligenza artificiale

01 Ott 2026 - 10:00
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 © Ansa

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C'è chi si sorprende, in questi giorni, di fronte al successo del Papa in visita a Parigi e della storia di San Carlo Acutis trasmessa da Canale5.

Da una parte, un milione di persone agli Champs-Élysées, la gara dei politici per mostrarsi presenti e in prima fila all'evento, a favore di telecamera. Una folla oceanica intorno a un Papa, Leone XIV, che apparentemente non ha il piglio mediatico di Papa Francesco. Eppure...

Dall'altra, il film tv Il mio nome è Carlo, un titolo semplice come semplice è il ragazzo di cui si racconta la breve vita, stroncata nel 2006 - a soli 15 anni - da una leucemia. Carlo era un credente, un'anima pura alla ricerca dell’amore universale, con un sogno nel cuore a guidare ogni suo gesto: aiutare gli altri. Ma era anche un appassionato di videogiochi e informatica, che di internet sapeva vedere i difetti e gli innumerevoli pregi, nonché un amante del calcio. Il ragazzo della porta accanto, in poche parole, che però diventa un esempio, il primo "santo digitale italiano" della storia.

© Ufficio stampa

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Che Papa Francesco fosse arrivato, con la sua francescanissima sobrietà, a riavvicinare milioni di persone in crisi spirituale alla Chiesa credo sia ormai un dato di fatto. Ma quali sono le ragioni profonde dell'irresistibile richiamo di Leone? Cosa riesce a generare tanta curiosità nel grande pubblico verso la storia di Carlo?

I motivi sono innumerevoli, in una società che ha sempre più bisogno di sperare in qualcosa, ma secondo me fra tutte ne spicca una. La più potente fra le spinte istintive che guidano qualsiasi essere vivente.

La paura.

In un momento in cui l'intelligenza artificiale minaccia il nostro mondo per come lo abbiamo sempre conosciuto, in cui si delineano i paradigmi del domani e Anthropic si scopre allarmata per la propria creatura, l'uomo deve cercare l'uomo per salvare se stesso... ed è lì che si ritorna all'umanesimo, è lì che si tenta di ritagliare per noi un nuovo spazio al centro dell'universo. Ed è sempre lì che Leone XIV, con la sua enciclica Magnifica humanitas, sembra dare voce a credenti (e non) per scrivere insieme un'apologia del genere umano al tempo degli algoritmi.

Insieme, ecco la parola chiave: è ciò che deve guidare tutti noi, e che guidava Carlo in ogni sua giornata. Insieme contro il terrore che annichilisce, contro il potere che disumanizza, contro il dominio che cancella.

E se la Chiesa sarà capace di prenderci per mano in questo periodo in cui regna l'incertezza - così come lo sa fare in certi momenti della nostra vita in cui nessun altro ci sa spalleggiare davvero (la morte, per esempio, per molti solo lì trova sollievo) - un merito le va dato. Se i social ci rendono più soli anziché unirci e la minaccia di un futuro senza noi grava sulle nostre teste, a qualcosa dobbiamo pur appigliarci per non cadere. Credere per provare. Provare per credere.

Chiara Baldi

Chiara Baldi è nata nel marzo del 1990 a Costigliole d'Asti, un paese tra le Langhe e il Monferrato dove torna ancora oggi per scrivere. Ha pubblicato nel 2023 con Mondadori L'erede della felicità. Attualmente sta lavorando a un nuovo titolo per Rizzoli che vedrà la luce il prossimo anno. Svolge attività di scrittura per terzi in ambito narrativo e saggistico ed è autrice televisiva per Mediaset.

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