Napoli, viene offesa per una taglia: "Se le piace mangiare..." | Cliente chiede scuse e risarcimento
Una cliente denuncia un episodio di body shaming e si affida agli avvocati: "Non è coraggio, sono stata vittima di body shaming"
© Istockphoto
Cercava un cappotto visto online, ma si è sentita offesa: "Se ha la taglia 48, se le piace mangiare, non è colpa nostra". Una telefonata di pochi minuti, una frase buttata lì con leggerezza da una commessa e una ferita che brucia ancora. L'episodio risale al 13 gennaio. Dopo aver visto online un cappotto che le interessava, una donna contatta telefonicamente il negozio per una semplice informazione: sapere se il capo fosse disponibile in taglia 48. Alla risposta negativa, segue la replica che trasforma una normale conversazione commerciale in qualcosa di ben diverso, percepito come un attacco personale e offensivo.
La cliente non ha voluto lasciar correre
"Tacere davanti a questo tipo di risposta significa essere complici" racconta la donna all'agenzia di stampa Ansa, spiegando di aver vissuto quel momento come un'esperienza dolorosa, fatta di rabbia e lacrime. Per questo si è rivolta ai legali decisa a far valere le proprie ragioni. La donna chiede le scuse formali da parte della direzione del negozio. Ma non solo. Sul tavolo c'è anche una richiesta di risarcimento per i danni morali subiti, perché, sostiene, certe parole non sono una battuta infelice, ma un esempio di body shaming che lascia il segno.
