Auto sulla folla a Modena, perquisita la casa di Salim El Koudri
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Fino al pomeriggio sabato 16 maggio nessuno, fuori dalla sua cerchia familiare e di amici o fuori da chi lo aveva seguito negli anni al Centro di salute mentale dell'Asl di Modena, conosceva davvero il nome di Salim El Koudri. Trentuno anni, nato a Seriate, in provincia di Bergamo, da genitori marocchini ma cresciuto nel Modenese, il giovane è ora al centro delle indagini dopo aver lanciato la sua Citroen C3 contro i pedoni in via Emilia ferendo diverse persone. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire il contesto che ha preceduto il gesto, mentre dai primi accertamenti emergerebbe il profilo di una persona fragile, più che quello di un estremista.
Incensurato, mai alcuna segnalazione, nessun legame emerso con ambienti radicali o gruppi eversivi. Insomma, quella di El Koudri era una vita apparentemente ordinaria, trascorsa tra studio, ricerca di un impiego e un progressivo isolamento. Gli uomini della Digos e della squadra mobile stanno passando al setaccio le sue ultime settimane per capire se ci siano stati episodi in grado di innescare l'azione improvvisa compiuta nel cuore della città. Secondo quanto emerso finora, il 31enne non frequentava moschee, non risultava attivo in circuiti estremisti online e sui dispositivi elettronici sequestrati non sarebbero stati trovati contenuti riconducibili alla radicalizzazione islamica. L'attenzione degli investigatori si concentra quindi soprattutto sul suo stato psicologico e sulle difficoltà personali vissute negli ultimi anni.
El Koudri aveva sempre vissuto tra Ravarino e il territorio modenese. Dopo le scuole frequentate nella zona, si era laureato in Economia aziendale all'università di Modena. Chi lo conosce lo descrive come un ragazzo riservato, senza particolari problemi con la giustizia e lontano da ambienti violenti. Cercava lavoro da tempo, ma senza riuscire a trovare una stabilità professionale, situazione che avrebbe potuto contribuire ad accentuare il suo disagio personale. Lì a Ravarino in molti lo conoscevano di vista. Ogni giorno passava in tabaccheria, comprava dei gratta e vinci da un euro e dei sigarini economici. Ma qualcosa nei suoi atteggiamenti stonava: "Fissava il muro dei gratta e vinci per dieci minuti prima di scegliere, sbatteva le porte. Un personaggio un po' inquietante", ha raccontato il titolare della tabaccheria parlando con la Tgr Emilia-Romagna. "L'ho riconosciuto dall'auto. Parcheggiava sempre chiudendo il passaggio alle persone. Era incurante di tutti". Ha poi aggiunto: "Abbiamo usato anche le maniere forti per dirgli di non disturbare le ragazze che ci sono al mattino".
Un elemento centrale dell'inchiesta riguarda il percorso sanitario: fino al 2022, infatti, era seguito dal Centro di salute mentale dell'Asl di Modena. Le autorità hanno acquisito le cartelle cliniche per ricostruire le cure ricevute e comprendere meglio il quadro della sua condizione psichica. Secondo quanto riferito dalle istituzioni locali, il giovane era stato seguito per disturbi della personalità riconducibili a un quadro schizoide. Dopo quel periodo, però, avrebbe interrotto i contatti con i sanitari e di lui si sarebbero perse le tracce. Nelle verifiche degli investigatori si starebbe cercando di capire anche se il giovane avesse vissuto episodi di emarginazione o bullismo che possano aver aggravato una situazione di fragilità già presente.
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Dopo l'arresto, gli agenti hanno effettuato una lunga perquisizione nell'abitazione dove il 31enne viveva a Ravarino. Dai primi riscontri, però, non sarebbero stati trovati documenti, simboli religiosi, armi o elementi che possano suggerire collegamenti con organizzazioni estremiste. Sotto esame ci sono anche il cellulare, i dispositivi informatici e i movimenti bancari. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire la rete di contatti del giovane e di capire se nei giorni precedenti avesse manifestato segnali di rabbia o intenzioni violente. Sarebbero già state ascoltate alcune persone che lo conoscevano, compresi vicini e conoscenti. Inoltre, secondo quanto riferito dalle autorità, al momento dell'arresto El Koudri non era sotto effetto di sostanze stupefacenti. Resta invece aperta la verifica sull'eventuale assunzione di farmaci. Da capire, inoltre, perché abbia scelto proprio via Emilia, se dietro il gesto possa esserci una frustrazione personale per non aver trovato impiego in uno dei negozi presenti oppure solamente perché si tratta di una delle vie del centro città e, per questo, più frequentate.
"Mai visto Salim El Koudri nella nostra associazione a Ravarino. Conosco bene, invece, il padre. Di lui posso solo dire che è una persona per bene, così come il resto della famiglia. Un gran lavoratore, di quelli che fanno casa, lavoro, casa. Una persona istruita e di cui non ho mai sentito parlare male". Lo dice alla Gazzetta di Modena il referente della comunità islamica locale di Ravarino, Abdelmajid Abouelala. "Siamo davvero sconvolti da quello che è successo, la nostra è una piccola comunità, ci conosciamo tutti. Ho chiesto anche ad amici e volontari: nessuno conosce Salim", conclude.