Il racconto a Tgcom24

Pesaro, ristoratore assediato dalle cavallette: "In milioni hanno invaso la mia attività e distrutto tutto, sono stato lasciato solo"

Gianluca Rossi dell'Hostaria da Vigno di Cagli racconta a Tgcom24 l'improvviso "assedio" degli insetti alla sua attività: "Chiamavo l'Usl, i vigili del fuoco, nessuno aveva la competenza di intervenire"

di Gabriella Persiani
09 Lug 2024 - 12:35
Per gentile concessione di Gianluca Rossi © Tgcom24

Per gentile concessione di Gianluca Rossi © Tgcom24

All'improvviso, nel primo weekend di luglio, si è materializzata, come un incubo, una delle sette piaghe di Egitto, l'invasione delle cavallette. Biblica anche nei numeri. "Erano milioni, provo a dire anche 10 milioni", racconta a Tgcom24, Gianluca Rossi, titolare dell'Hostaria da Vigno a Cagli (Pesaro). "Mi sono ritrovato al centro della transumanza di questi insetti, che dove passano lasciano terra bruciata". E in fumo anche gli incassi di pranzi e cene da godere al fresco della veranda del ristorante e a bordo piscina. "Ora ne sono rimaste solo centinaia, tutte le altre si sono spostate chissà dove - aggiunge il ristoratore, - e non ho tempo di contare i danni: la cucina va avanti, ci si accomoda solo all'interno. Intorno le siepi della recinzione, giovani arbusti, il mio orto: tutto devastato. E sono stato lasciato solo. Chiamavo Usl e vigili del fuoco, ma mi si rispondeva che non competeva loro. Così, impotente, ho denunciato tutto alla stampa".

Pesaro, ristoratore assediato dalle cavallette: "In milioni hanno invaso la mia attività e distrutto tutto, lasciato da solo"

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© Tgcom24  | Per gentile concessione di Gianluca Rossi© Tgcom24  | Per gentile concessione di Gianluca Rossi© Tgcom24  | Per gentile concessione di Gianluca Rossi© Tgcom24  | Per gentile concessione di Gianluca Rossi

© Tgcom24 | Per gentile concessione di Gianluca Rossi

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L'invasione delle cavallette nel Pesarese

 "Mi sono ritrovato all'improvviso nel bel mezzo della transumanza delle cavallette - ricorda a Tgcom24 il ristoratore marchigiano Gianluca Rossi. - Sono rimasto impotente davanti all'invasione che per tutto il weekend del 6 e 7 luglio: cavallette ovunque, camminavano ovunque. All'assalto di tutto il mio terreno: siepi, giovani arbusti, tutto distrutto. L'orto a cui dedico anima e corpo trivellato. Hanno divorato tutto: salvia, bietole, cicoria, zucchine, peperoni, melanzane. Solo il rosmarino è stato risparmiato".

Il suo grido d'aiuto è arrivato sui media locali. "Chiamavo Usl e vigili del fuoco, nessuno era competente a intervenire, mi dicevano. Da cittadino avrei dovuto contattare una ditta privata per la disinfestazione, ma chi ha permesso la schiusa delle uova? Così ho lanciato l'allarme sulla stampa".

E ora, passata l'invasione, non c'è tempo per la conta dei danni. "Non posso pensare al mancato incasso del weekend, l'attività è aperta e si lavora anche oggi: solo tavoli all'interno, perché tutt'intorno è rimasta ancora qualche cavalletta e non posso utilizzare la mia bellissima veranda".

Qual è la soluzione a questa invasione?

 Secondo il Centro Studi di Agrea, azienda specializzata in consulenza agricola, una soluzione contro le cavallette c'è. Ed è la faraona. "Anche se non esistono metodi biologici diretti per affrontare efficacemente questa problematica, - si legge in un comunicato diffuso via social a commento della vicenda di Cagli (Pesaro) - la reintroduzione della faraona nei terreni infestati si è rivelata una soluzione promettente. Questi uccelli, con il loro instancabile 'pascolare', si alimentano del parassita, contribuendo a ridurne la presenza".

"Inoltre, - si legge ancora, - è cruciale lavorare il terreno nelle stagioni appropriate per interrompere il ciclo riproduttivo delle cavallette che depongono le uova nel suolo. Iniziative come queste sono passi importanti verso la tutela dei nostri ecosistemi agrari e la promozione di metodi di controllo sostenibili. Perché c’è chi pensa che le invasioni di cavallette siano fenomeni esclusivi di terre lontane, ma anche nelle nostre zone possono verificarsi eventi simili, sebbene su scala ridotta, soprattutto a causa dell’innalzamento delle temperature globali. Così questo insetto rappresenta una seria minaccia per i campi coltivati in aree collinari e soleggiate, mettendo a rischio raccolti come viti, ortaggi e arbusti ornamentali".

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