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Sindaco del Lecchese contro lo spopolamento: “Mancano risorse, metto in vendita i luoghi simbolo del Comune”. Provocazione o trovata pubblicitaria?

Pietro Pensa, primo cittadino di Esino Lario, sostiene che mettere in vendita parte dei beni del comune è l’unica soluzione per ottenere i fondi necessari a combattere la fuga dei residenti, una piaga che affligge 5.500 piccoli Comuni italiani. Ma c’è chi insinua che possa trattarsi di un’operazione di marketing

Il Comune di Esino Lario è in vendita: la notizia, annunciata dal primo cittadino del borgo lecchese, Pietro Pensa, potrebbe essere dirompente; è però forte il dubbio che possa trattarsi di un’operazione di marketing, magari per dare visibilità alle problematiche dei piccoli comuni come Esino, che conta 747 abitanti e che è noto per aver ospitato nel 2016 il raduno internazionale di Wikipedia.

I piccoli Comuni con meno di 5mila abitanti soffrono infatti del problema dello spopolamento, che negli ultimi 40 anni ha ridotto drasticamente (quando non addirittura azzerato) la popolazione di borghi ricchi di storia e tradizioni. Il sindaco di Esino Lario ha così annunciato, per riuscire a reperire le risorse necessarie a garantire la sopravvivenza del suo piccolo Comune, l’avvio di un’iniziativa destinata a far discutere: la vendita di alcuni luoghi simbolo del paesino. La Via Crucis in bronzo di Michele Vedani, la piazza delle Capre e perfino il palazzo municipale potrebbero dunque essere alcune tra le proprietà comunali candidate alla cessione.

Un’iniziativa senza precedenti: finora, infatti, i sindaci dei piccoli comuni avevano tentato la strada opposta, offrendo fondi e agevolazioni a chi avesse deciso di restare o di trasferirsi nei borghi, o al limite vendendo a prezzi simbolici case abbandonate. Che fossero serie o semplicemente provocatorie, poche di queste trovate sono però giunte alla fase di realizzazione, restando nella maggior parte dei casi sulla carta. E anche se in questo caso è forte il dubbio che dietro l’annuncio possano nascondersi un intento provocatorio o una strategia di marketing, il sindaco insiste difendendo la sua scelta: “La vita in un piccolo paese è difficile, e non possiamo biasimare le persone che decidono di trasferirsi in centri abitativi più grandi. Ma così facendo, perdiamo la ricchezza dell’artigianalità, della cultura turistica ed enogastronomica, e il valore delle centinaia di tradizioni diverse che fanno dell’Italia il paese più bello del mondo”. Con la vendita dei beni comunali, sostiene Pensa, “potremmo invece disporre di nuove risorse economiche che ci consentano di proseguire nei progetti di sviluppo e innovazione” anche a costo di “sacrificare parte del nostro amato patrimonio”.

Il ricavato della vendita, sottolinea il primo cittadino, potrà contribuire alla sopravvivenza di Esino Lario: “Le voci di spesa per un Comune che vuole rimanere competitivo e attrattivo sono tante, dal garantire il miglioramento delle infrastrutture, come strade e ferrovie, ad un numero maggiore e più efficiente di strutture pubbliche dedicate alla formazione, come le scuole, o infine alla possibilità di accedere in modo più semplice ed immediato a servizi di connessione a internet più veloci, per riuscire anche noi ad evolverci verso i concetti più innovativi di città smart e per poter offrire ai nostri concittadini, giovani e meno giovani, la possibilità di pensare al loro futuro anche qui”.

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