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Militare ferito a Milano, il senegalese che ha fermato lʼaggressore: "Ho trovato una catena e lʼho steso"

Disoccupato con cinque figli, Samba Diagne martedì mattina ha placcato il 23enne yemenita che ha tentato di uccidere il caporal maggiore scelto Toia. Sul cellulare dellʼaggressore "scene di guerra"

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Senegalese, disoccupato e in italia dagli anni '90: è il ritratto di Samba Diagne, l'uomo che martedì mattina ha fermato Mahamad Fathe, il 23enne yemenita che ha aggredito, ferendolo con un paio di forbici, un militare davanti alla stazione Centrale di Milano. "Ho visto il soldato cadere. L'aggressore era agitato e continuava a urlare con le forbici in mano - ha raccontato Samba -. Così ho preso una catena e gli ho dato un colpo forte alla spalla, stendendolo".

In un'intervista al Corriere, Diagne ha affermato che, lo yemenita, una volta a terra, "ha mollato la presa sulle forbici e i carabinieri lo hanno bloccato e arrestato. Dopo mi hanno portato in caserma per deporre". "Non potevo andarmene, quel tizio con le forbici avrebbe potuto colpire anche altri", ha aggiunto. Ora Samba, che si trovava in zona perché diretto al mercato di via Benedetto Marcello per comprare vestiti per i suoi 5 figli, può tornare alla vita di tutti i giorni, sempre alla ricerca di una nuova occupazione: "Avrei bisogno di un nuovo lavoro. Ne ho fatti tanti, dal metalmeccanico al muratore".

L'identikit dell'aggressore - Fathe Mahamad era arrivato in Italia con l'aereo di un corridoio umanitario nel 2017 dalla Libia ed era stato ospitato a Bergamo come richiedente asilo. Si era poi trasferito in Germania da dove era stato espulso il 12 luglio. A quel punto era stato accolto nel Mantovano e da quattro giorni dormiva di fronte alla stazione Centrale di Milano.

Lo spinello prima dell'aggressione - Agli inquirenti, lo yemenita ha raccontato di essersi svegliato nei giardini di fronte alla stazione, di aver bevuto una bibita e di aver fumato uno spinello. Poi ha preso un paio di forbici "di piccole dimensioni" e ha attaccato il caporal maggiore scelto Matteo Toia: "Erano due ore che le voci mi dicevano di colpire per andare in paradiso - ha spiegato -. Non sono in grado di spiegare quali sentimenti provassi. Speravo di essere ucciso. Poi ho visto una donna militare, le ho detto di allontanarsi e mi sono reso conto di quello che avevo combinato".

Video di guerra sul telefono dell'aggressore - "Non sono un terrorista e odio l'Isis", ha detto il 23enne al pm Alberto Nobili. Ma sul suo cellulare sono stati ritrovati video con "scene di guerra". Le immagini, probabilmente di combattimenti in Yemen scaricate on line, saranno analizzate. Inoltre, l'uomo, era stato indicato in una nota della polizia tedesca dell'8 agosto come "persona con simpatie per lo Stato islamico che ha partecipato agli scontri in Yemen".