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Il primo poliziotto amputato dʼItalia a Tgcom24: "Ho vinto la battaglia per tenere la divisa, ma non solo per me"

Bruno Varacalli, 33enne agente da 8 a Milano, ha ottenuto di passare dalle Volanti ai ruoli tecnici in ufficio. Con la sua protesi potrà continuare a fare lʼinvestigatore e a sognare le Paralimpiadi 2024

"L'incidente in moto che ha portato all'amputazione della mia gamba destra non ha spento i miei obiettivi di vita, che, anzi, sono più vivi che mai". E' certo di questo Bruno Varacalli, il 33enne poliziotto calabrese, da 8 in servizio a Milano, che ha ottenuto di mantenere la sua divisa, primo in Italia, passando dalle Volanti ai ruoli tecnici d'ufficio, grazie anche alla protesi. Non solo: diventerà papà a novembre, pubblicherà un libro sulla sua vita, porterà a conclusione quel viaggio in moto che ha dovuto interrompere e sogna le Paralimpiadi del 2024, dopo essersi laureato a febbraio in Scienze Motorie. "Ma soprattutto resto un poliziotto - afferma a Tgcom24, - non dovendo rinunciare a niente, nonostante quanto accaduto".

Seicento giorni dopo l'incidente che poteva cambiarle la vita per sempre può dire: "Ho vinto"?
"Abbiamo vinto, come ho anche scritto sui social annunciando la notizia. Perché, nella mia personale battaglia per continuare a fare il poliziotto nonostante l'amputazione della gamba destra, non sono mai stato da solo e ho combattuto con la mia famiglia, la mia compagna, i miei colleghi, in particolare la Questura di Milano, e il capo della Polizia".

In pratica, cosa ha ottenuto?
"Destituito dai ruoli operativi di Polizia, mi hanno fatto transitare nei ruoli tecnici. La differenza? Lavorerò in ufficio e non più sulle Volanti o come investigatore di strada come prima. E fino ad ora non era mai successo di poter mantenere la qualifica di poliziotto con una disabilità grave come la mia. Si passava direttamente a ruoli civili nella Pubblica Amministrazione, senza più la qualifica di poliziotto".

Continuerà a indossare la divisa il primo poliziotto amputato: "La mia è la vittoria di tutti"

E' già iniziata la sua seconda vita in divisa?
"Sono appena stato ritenuto idoneo dalla commissione esaminatrice a Roma del Dipartimento di Pubblica Sicurezza. A settembre la commissione medica a Milano aveva già dato l'ok per i ruoli tecnici. Rimarrò comunque a Milano, dove lavoro dal 2011, e all'inizio prenderò servizio negli uffici centrali di via Fatebenefratelli".

La sua vittoria ha abbattuto "le barriere architettoniche" in Polizia?
"Ho creato un precedente che ha dimostrato come si sta evolvendo l'amministrazione di polizia, come si sta andando al passo con i tempi. Le protesi di oggi permettono di condurre una vita normale, come ho potuto anche dimostrare nella tesi che mi ha permesso di laurearmi a febbraio in Scienze Motorie. Oltre alla mia storia ho potuto trattare il tema portando come esempi un poliziotto americano rimasto disabile dopo un incidente e un marine ferito in un attentato in Afghanistan. Ho preso spunto da loro per questa bella vittoria".

C'è un modello al quale ha guardato in questi mesi di battaglia?
"Sì, il mio esempio di vita e di forza è Giusy Versace, mia corregionale. Conoscevo la sua storia (atleta paralimpica, conduttrice televisiva e politica italiana, ha perso entrambe le gambe a 28 anni in un incidente stradale, ndr) e ho avuto occasione di conoscerla di persona".

Sono stati mesi ricchi di impegni e attività.
"Sì, in quel settembre del 2017 concludevo il secondo anno di università e iniziavo il terzo, più impegnativo tra esami e tesi. Ogni settimana subivo un'operazione, ma io continuavo a studiare. E poi ho voluto subito fare una cosa in più".

Cosa?
"Quattro mesi dopo l'incidente mi sono concesso un viaggio di 21 giorni in Thailandia con la mia compagna. Non era un viaggio che avevamo in programma, ma l'ho fatto per convincermi che nulla sarebbe stato diverso, nulla sarebbe cambiato. E per la prima volta ho visitato quel Paese in una sorta di sfida personale, che ho vinto".

Quanto l'ha aiutata essere anche molto attivo sui social network?
"Instagram e Facebook mi hanno aiutato tantissimo. Ricevo tanti messaggi ogni giorno da persone che si congratulano per come ho reagito davanti a una vita che si è trasformata. Questo mi dà tanta energia; energia che uso per supportare chi mi chiede un aiuto morale. E sono soprattutto familiari di disabili che si ritrovano con il proprio parente in un mondo nuovo, fino a poco prima a loro ignoto. Sono molto disponibile con tutti, perché anche io sono stato aiutato ad affrontare la nuova realtà da chi già ci era passato".

Ma c'è qualcosa alla quale ha dovuto comunque rinunciare?
"Il mio pensiero più brutto fin da subito è stato quello di dover lasciare la divisa, ma per fortuna non è successo. Quanto al resto, prima giocavo a calcio, praticavo sport da combattimento, corsa, fondo. Ma sono ancora un atleta a livello agonistico: un anno dopo l'incidente, con la mia protesi da corsa, era di nuovo in pista, su una pista di atletica, e mi sto allenando tanto per poter partecipare alle Paralimpiadi del 2024".

Ha dovuto dire addio alla sua passione per la moto?
"Neanche, dovrò prendere la patente così già a settembre potrò ultimare quel viaggio interrotto con l'incidente. Ci sarò a quel motoraduno in Austria al quale stavo andando e al quale partecipavo tutti gli anni".

Altre novità in arrivo?
"A novembre diventerò papà e sempre in autunno uscirà il libro sulla mia vita. Come vede, non ho rinunciato a nulla".

E' un bel messaggio di speranza il suo.
"Voglio che lo sia per tutti coloro che si trovano all'improvviso in nuove condizioni di vita. Una seconda possibilità c'è sempre, bisogna sfruttarla".

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