nuova consulenza

Garlasco, la difesa di Alberto Stasi: "Chiara lo aiutò con la tesi la sera prima del delitto"

A "Mattino Cinque" parla anche l'avvocato Massimo Lovati: "Manca un movente plausibile"

02 Mar 2026 - 11:25
 © Italy Photo Press

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Nella puntata del 2 marzo di "Mattino Cinque" vengono affrontati i nuovi sviluppi sul delitto di Garlasco. In un comunicato, gli avvocati Giada Bocellari e Antonio De Rensis rendono noti gli esiti di una loro consulenza informatica, redatta da esperti e deposita alla Procura di Pavia, sul pc del loro assistito Alberto Stasi, condannato in via definitiva per l'omicidio, il 13 agosto 2007, della fidanzata Chiara Poggi.

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I due avvocati parlano di "un interessante elemento di novità, mai emerso prima". "Chiara Poggi, tra le 21.59 e le 22.09 del 12.08.2007, proprio mentre Stasi si allontanava per ricoverare il cane, ha effettivamente modificato il testo della tesi del fidanzato", affermano i legali secondo cui questo elemento testimonierebbe l'esistenza di un "rapporto disteso e sereno sempre intercorso tra i due anche la sera prima dell'omicidio". Bocellari e De Rensis fanno presente anche che dall'elaborato "risulta incontrovertibilmente dimostrato, mediante un'analisi sistematica e completa, condotta con metodologia scientifica rigorosa e replicabile, delle modalità di funzionamento del sistema operativo in uso all'epoca dei fatti sul pc di Stasi, che la sera del 12 agosto 2007 nessuno ha acceduto alla cartella "militare" e/o alla "nuova cartella" ivi contenuta, tantomeno a immagini pornografiche". 

Secondo i difensori di Stasi purtroppo "è emerso che una traccia elettronica generata dal sistema operativo Windows XP è stata scambiata per un'attività umana di accesso dapprima alla cartella militare/nuova cartella e poi persino a un'immagine pornografica". Sul movente del delitto oggetto della nuova consulenza interviene, in collegamento, l'avvocato Massimo Lovati, già difensore di Andrea Sempio, l'amico del fratello di Chiara indagato nel nuovo filone d'inchiesta. "La mancanza di un movente plausibile e dell'arma del delitto fanno ritenere inequivocabilmente che questa azione omicidiaria non sia l'espressione di una crisi compulsiva ma è strumentale ed è premeditata", dice.

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