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Espianto ovuli, imputazione coatta per lʼinfermiera: calunniò Antinori | "Ripagato del fango gettatomi addosso"

La Procura, scaduto il termine di 10 giorni per formulare il capo di imputazione, dovrà chiedere il rinvio a giudizio della giovane

Espianto ovuli, imputazione coatta per l'infermiera: calunniò Antinori | "Ripagato del fango gettatomi addosso"

Il gip di Milano Luigi Gargiulo ha disposto l'imputazione coatta per calunnia nei confronti dell'infermiera spagnola che con la sua denuncia ha portato a processo il ginecologo Severino Antinori per un presunto prelievo forzato di ovuli. La donna avrebbe "falsamente accusato mediante denuncia-querela" il medico. "Questa decisione mi ripaga di tutto il fango che mi è stato gettato addosso", ha dichiarato Antinori.

Il processo a carico del ginecologo, che si svolge davanti alla ottava sezione penale, riprenderà il prossimo 29 novembre. La Procura, scaduto il termine di 10 giorni per formulare il capo di imputazione, dovrà chiedere il rinvio a giudizio della giovane. Quest'ultima venne ricoverata nell'aprile 2015 alla Matris, clinica milanese diretta da Antinori, per una cisti ovarica.

La denuncia dell'infermiera - Nella sua denuncia raccontò di essere stata prima sedata e poi immobilizzata dal ginecologo romano, che poi le avrebbe sottratto otto ovociti contro la sua volontà e il cellulare, in modo da impedirle di chiamare soccorsi. Per questo la donna fu a sua volta denunciata per calunnia dai legali del medico. La successiva indagine è sfociata in una richiesta di archiviazione bocciata dal gip Gargiulo alla luce dei "profondi dubbi" emersi sulla versione dei fatti fornita dalla donna.

Secondo il giudice, l'infermiera agì "nella consapevolezza dell'altrui innocenza" quando raccontò la vicenda. Da qui l'indagine dei pm e, in seguito, il processo milanese a carico del medico, del suo anestesista e delle due segretarie.

"Una ricostruzione fantasiosa" - Nel provvedimento, il gip scrive che la 25enne avrebbe calunniato il medico affermando che lui la sottopose "a un trattamento farmacologico non voluto e diverso da quello prospettatole, da cui sono derivate lesioni", che le sottrasse il telefono e che le provocò "lesioni consistite in ecchimosi varie sul corpo". Quella dell'accusatrice è stata dunque ritenuta una "ricostruzione fantasiosa" e il suo racconto sul prelievo inconsapevole degli ovuli "immaginato dall'indagata già nei giorni precedenti ai fatti".

In questi giorni il perito grafologico è incaricato dal Tribunale di stabilire a chi appartengano le firme apposte sui moduli al consenso informato all'operazione dell'aprile 2016. Nelle scorse settimane, aveva stabilito che i documenti non erano stati firmati dalla giovane infermiera e ora dovrà anche cercare di individuarne il vero autore.

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