il caso di padova

"Rifiuterei anche io le cure per il cancro", parla il marito di Rita e padre di Eleonora"

Lino Bottaro: "Sono una persona libera, farei anche io la stessa cosa"

05 Giu 2026 - 09:09
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"Farei la stessa scelta di mia moglie e di mia figlia". Così Lino Bottaro esprime quali sarebbero le sue intenzioni nel caso in cui gli venisse diagnosticato lo stesso male che ha colpito - e provocato la morte - prima di sua figlia, Eleonora, e, dieci anni dopo, di sua moglie Rita. Le parole dell'uomo sono state affidate al quotidiano Il Mattino di Padova.

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La risposta a pochi giorni dalla morte della moglie

 Le affermazioni di Lino Bottaro arrivano a pochi giorni di distanza dalla morte della moglie, Rita Benini. La donna è scomparsa a 60 anni a causa di un tumore alla lingua che ha scelto volontariamente di non curare con chemioterapia e radioterapia. Decisione, quest'ultima, che riporta alla vicenda della figlia Eleonora, morta nel 2016 - a soli 18 anni - per una leucemia linfoblastica acuta, dopo il rifiuto delle cure tradizionali da parte della famiglia. Scelta, quella di non curarsi, che è costata ai genitori una condanna definitiva a due anni per omicidio colposo

Nessun cambio di passo

 "Ma certo che farei la stessa cosa. Se devo morire, voglio morire dignitosamente. Non voglio essere costretto a subire cure che non condivido per vivere una vita che non sento mia", afferma Bottaro. Nelle sue parole, si evince, non c'è alcun ripensamento. Nessuna revisione di quanto accaduto negli ultimi dieci anni. Al contrario, emerge la rivendicazione di una coerenza che considera il filo conduttore dell'intera vicenda familiare. Quando alla moglie è stato diagnosticato il tumore alla lingua, i medici hanno indicato il percorso terapeutico tradizionale. Lei, seguace come il marito del metodo Hamer - che prevede la cura della malattia tramite l'assunzione di vitamina C - ha scelto diversamente. "Mi ha detto che se quello era il suo destino, doveva fare il suo corso", afferma Lino Bottaro. 

La stessa convinzione di dieci anni fa

 La scelta della donna è caratterizzata dalla stessa convinzione di dieci anni fa. Era il 2016 quando aveva accompagnato la figlia Eleonora nel rifiuto della chemioterapia. Per la giovane erano state scelte pratiche riconducibili al metodo sopracitato, teoria priva di validazione scientifica definita dalla magistratura e dalla comunità medica "pericolosa". 

Lino Bottaro: "Persona libera"

 Se c'è una definizione che l'uomo, ormai rimasto solo dopo la perdita della figlia e della moglie - e di un primo figlio - accetta per sé è quella di "persona libera". Bottaro dice: "Le scelte della mia vita le faccio io. Non le fanno i medici, le faccio io". Per l'uomo il nodo della vicenda non è mai stato esclusivamente sanitario o giudiziario, ma riguarda il diritto individuale all'autodeterminazione. "Io sono libero da quando sono nato e libero sarò sempre. Nessuno deve entrare nella mia testa e decidere al posto mio", afferma. Principio, questo, che estende anche alla vicenda della moglie e della figlia respingendo l'idea di averne influenzato le decisioni. "Io non ho deciso niente. Mia moglie aveva una sua testa, mia figlia aveva una sua testa. Hanno scelto loro la loro vita". 

La condanna giuridica e mediatica

 Accanto al dolore derivante dalla perdita dei suoi cari, per Bottaro resta una ferita ancora aperta: quella dell'esposizione mediatica e della condanna dell'opinione pubblica. "Hanno scritto di noi tutto il peggio possibile. Ci hanno detto che dovevamo essere incarcerati, che dovevamo essere puniti. C'è stato un odio enorme nei nostri confronti", dice. Risentimento, quello dell'uomo, che non si è attenuato nemmeno dopo la conclusione definitiva della vicenda giudiziaria. La Cassazione, nel confermare la condanna nei confronti di madre e padre, ha stabilito che Eleonora fu sottratta a cure che avrebbero potuto guarirla e che la ragazza fu condizionata nel rifiuto della terapia. Ricostruzione che Lino Bottaro continua a contestare.

Lino Bottaro: "Noi, vittime di un ingranaggio che ci ha stritolati"

 "Noi siamo stati vittime di un ingranaggio che ci ha stritolati, ho imparato da mia figlia", afferma Bottaro. Nel racconto dell'uomo emerge un elemento che tenta di ribaltare una delle accuse mosse alla famiglia negli anni del processo: quella di aver orientato le scelte della ragazza. "Non sono stato io a insegnare a mia figlia. È stata lei a insegnare a me. Non ha seguito me, sono io che ho imparato dal suo esempio". Il padre di Eleonora la descrive come una ragazza giovane e determinata, capace di maturare autonomamente le proprie convinzioni. 

Vicenda che continua a dividere

 A dieci anni dalla morte della giovane Eleonora, e a pochi giorni di distanza da quella di Rita Benini, la vicenda della famiglia Bottaro continua a dividere. Da una parte resta il giudizio della medicina e della magistratura che hanno individuato nel rifiuto delle cure una scelta dalle conseguenze fatali. Dall'altra rimane la convinzione, mai rinnegata, di una famiglia che continua a rivendicare il diritto di decidere come vivere e come morire. "Noi non siamo qui per essere carne da esperimento. Siamo qui per vivere con dignità. E la dignità passa anche dalla libertà di scegliere", conclude Lino Bottaro. 

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