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Inchiesta Roma, il faccendiere Pizza: "Raccomandai lʼassunzione del fratello di Alfano alle Poste"

Eʼ quanto emerge dalle intercettazioni nelle indagini su corruzione e riciclaggio nei Palazzi romani. Il ministro Alfano: "Uso politico di scarti dʼinchiesta"

Nelle intercettazioni dell'inchiesta romana su corruzione e riciclaggio spunta anche il nome di Alessandro, fratello del ministro dell'Interno Angelino Alfano, assunto alle Poste italiane. In una conversazione tra il faccendiere Raffaele Pizza e un collaboratore del Viminale, il primo commenta le richieste del fratello del ministro e delle sue lamentele per lo stipendio da 160mila euro e non da 170mila, la retribuzione massima.

Sono 24 le persone arrestate (12 in carcere e 12 ai domiciliari) disposti dal gip di Roma su richiesta dei pm. L'inchiesta vede 50 indagati su un giro di mazzette e coinvolge anche un parlamentare, Antonio Marotta (Area Popolare), ex sottosegretario all'Istruzione, Giuseppe Pizza, segretario nazionale della nuova Dc, e una costellazione di imprenditori e funzionari pubblici. Figure chiave, secondo l'accusa, sarebbero il tributarista Alberto Orsini e il faccendiere Raffaele Pizza, quest'ultimo fratello di Giuseppe, che aveva il suo ufficio a pochi metri dal Parlamento.

Di Battista: "Alfano spieghi a Camere e italiani" - "Ministro Alfano lei ha il dovere di fornire spiegazioni al Parlamento e all'opinione pubblica intera!". Lo ha scritto su Twitter Alessandro Di Battista, membro del direttorio M5S, commentando le intercettazioni.

Alfano: "Uso politico di scarti d'inchiesta" - "Siamo di fronte al ri-uso politico degli scarti di un'inchiesta giudiziaria. Ciò che i magistrati hanno studiato, ritenendolo non idoneo a coinvolgermi in alcun modo, viene usato per fini esclusivamente politici. Le intercettazioni non riguardano me, bensì terze e quarte persone che parlano di me. Persone, peraltro, che non vedo e non sento da anni". Così il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, sulle carte dell'inchiesta della Procura di Roma per corruzione e riciclaggio.

"Io - ha aggiunto Alfano - rimango fermo a quanto valutato da chi l'inchiesta l'ha studiata e portata avanti e ha ritenuto di non coinvolgermi. Il resto appartiene al lungo capitolo dell'uso mediatico delle intercettazioni. Ma questo - ha concluso - è un discorso ben noto a tutti, che si trascina da anni, diventando ormai una vera e propria telenovela legislativa".

Gdf: assunzione Alfano, da verifiche no contestazioni - Accertamenti su diverse nomine in società apparse nell'inchiesta, compresa quella sull'assunzione del fratello di Angelino Alfano a Postecom, sono stati eseguiti dalla procura di Roma e dai finanzieri del nucleo di polizia valutaria prima dell'operazione culminata nell'emissione di 24 misure di custodia cautelare. Le verifiche in questione non hanno determinato formali contestazioni di reati. Il tutto per verificare l'attendibilità di Raffaele Pizza. Lo spunto per questi accertamenti è scaturito anche da un'intercettazione del 9 gennaio 2015 in cui Pizza, fratello dell'ex sottosegretario Giuseppe, rivendica di essere stato lui a far assumere Alessandro Alfano.

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