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Cassazione: i treni sono da incubo, ma lo stress dei pendolari non è risarcibile

Per la Suprema Corte bisogna provare lʼeffetto dei disservizi sul piano personale, tenendo presente che comunque serve "un grado minimo di tolleranza"

Cassazione: i treni sono da incubo, ma lo stress dei pendolari non è risarcibile

Brutte notizie per i pendolari di Trenitalia: non potranno avere un indennizzo per i disagi patiti. Lo ha stabilito la Cassazione, per la quale nessun risarcimento è dovuto anche se si viaggia in piedi su treni freddi d'inverno e torridi in estate, in ritardo, con bagni sporchi e senza un posto a sedere. La Suprema Corte ha respinto la richiesta per danno esistenziale di un professionista che aveva visto la qualità della sua vita "peggiorata".

La Suprema Corte ha riconosciuto che tutti questi disservizi sono una palese violazione degli standard di "comfort del viaggio" siglati con le Regioni. Tuttavia ha detto di no alla richiesta di risarcimento di un pendolare della tratta Piacenza-Milano, sempre in balia di "ritardi sistematici, sporcizia e affollamento". Anno dopo anno, la vita dell'uomo era "particolarmente peggiorata, per la significativa perdita di tempo, per la stanchezza cronica, ansia e stress, per il tempo sottratto alla famiglia e al riposo". Tutto vero, hanno riconosciuto i giudici per i quali bisogna comunque provare l'effetto di questi disservizi sul piano personale, tenendo presente che serve "un grado minimo di tolleranza".

Nel caso affrontato, in primo grado il giudice di pace di Piacenza, nel 2008, aveva dato ragione al pendolare condannando Trenitalia a risarcirlo con mille euro. La sentenza è stata ribaltata poi dal giudice d'appello che ha annullato il risarcimento.

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