I reati commessi dai minori: tutti i numeri
© Withub
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La famiglia dell'omicida: "Mai saputo avesse coltelli". Ma spunta una frase del giovane: "Mi piacerebbe sapere che emozione si prova a uccidere una persona". I parenti della vittima chiedono una legge che tuteli gli studenti dentro le scuole
Non riesce ancora a credere a quanto accaduto a La Spezia la famiglia di Zouhair Atif, il 19enne accusato di avere ucciso Youssef Abanoud, 18 anni, coetaneo e compagno di scuola. A parlare è il padre Boulkhir. "Sono troppo preso dal dolore per quello che è successo. Io sono un padre e penso a quell'altro padre. Un padre come me. Chiedo scusa per tutto, chiedo scusa ai genitori, alle sorelle, ai parenti di quel ragazzo".
Il coltello di Atif a La Spezia - Su quanto successo a scuola, Boulkhir dice di non spiegarselo: "Mio figlio è un bravo ragazzo e un gran lavoratore. Questa non mi pare essere una cosa che può fare uno con il suo carattere". Mai immaginato che il figlio potesse girare armato? "In casa - spiega - abbiamo solo un coltello per tagliare il pane e poi altri più piccoli per mangiare. Non ci sono altri coltelli in giro. Se lui lo ha portato a scuola sicuramente non lo ha preso qui in casa. Forse l’ha comprato da qualche altra parte".
Poco distante dalla famiglia Atif, ci sono i compagni di classe e gli amici dei due ragazzi. Secondo Il Corriere della Sera tutti i coetanei concordano sul fatto che Zouhair Atif non fosse nuovo all'uso dei coltelli. Si vocifera di un ragazzo albanese, minacciato con un coltello sempre davanti a scuola dal 19enne (poi sospeso dall'istituto).
Ma c'è un altro, inquietante, episodio che qualche ragazzo si lascia sfuggire. Le idee di Atif erano arrivate all'orecchio di una docente dell' Enaudi-Chiodo. "Chiedetele cosa disse in un incontro tra lui e noi studenti qualche tempo fa" sussurrano i giovani. La professoressa domandò a ogni studente "di esprimere un sogno. Atif avrebbe detto: “Mi piacerebbe vedere che emozione si prova a uccidere una persona”. Ma lei non ha fatto nulla".
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E ancora: c'è chi sostiene che il giovane, per un periodo, andasse in giro a "chiedere cosa succede in Italia a uno che ammazza una persona".
"Non accetteremo alcuna scusa. Un ragazzo che a 19 anni è già diventato un assassino non ha ricevuto alcuna educazione", lo ha detto lo zio di Abanoud, uscendo dalla prefettura dove, assieme al padre del ragazzo, è stato ricevuto dal prefetto e dal ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara. "Non sono riusciti a educarlo - ha proseguito - quindi non credo che possiamo accettare le loro scuse. Anche il nostro ragazzo aveva 18 anni ed era un angelo. È qui che si vede l'educazione di una casa. E la scuola è una seconda casa, ma la prima casa è la famiglia ed è qui che parte l'educazione". Quanto all'incontro con il ministro, ha spiegato: "Abbiamo chiesto giustizia e hanno riconosciuto che noi rispettiamo le leggi. Ci hanno detto che stanno lavorando e che ci sarà un intervento rapido del governo per applicare la giustizia adesso, ma anche per evitare che ci siano altri episodi del genere".
I parenti e gli amici della vittima chiedono una legge "subito, prima che ci siano altre vittime. Non domani, non dopo tre-quattro vittime, subito": una disposizione che tuteli gli studenti all'interno delle scuole. "La vittima non è una, le vittime sono cinque: tutta la famiglia, la mamma sta morendo di dolore": sono queste le parole dei parenti e degli amici di Abanoud Youssef, il ragazzo ucciso con una coltellata a scuola venerdì scorso a La Spezia. Dopo una manifestazione silenziosa davanti all'obitorio dove giace la salma del ragazzo, tutti si sono recati sotto la prefettura dove è in corso il Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica alla presenza del ministro Valditara. Il padre e lo zio di Abanoud, accompagnati dal questore Sebastiano Salvo, sono stati fatti salire al primo piano del Palazzo del Governo dove incontreranno il ministro.