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L'inchiesta delle "Iene": "Con un Bomb Jammer si sarebbero potute evitare le morti di Falcone e Borsellino"

Il consulente: "Il meccanismo per bloccare i telecomandi a distanza era attivo già nel 1990, ma per problemi di burocrazia... "

I magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino uccisi nel 1992 in due attentati, insieme agli uomini delle loro scorte, si sarebbero potuti salvare? Se lo chiedono le "Iene" mentre parlano della Bomb Jammer, un'apparecchiatura di sicurezza che disturba le frequenze radio e blocca l'azione dei telecomandi a distanza per gli esplosivi. Non una nuova scoperta, ma uno strumento già presente nel nostro Paese negli anni 80 utilizzato a protezione dell'auto del pm di Mani Pulite, Antonio Di Pietro. A spiegarlo a Italia 1 è un consulente che desidera rimanere nell'anonimato, e che ha lavorato per le più importanti procure, utilizzando proprio il Jammer antibomba. Per la sicurezza di Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, lo strumento non sarebbe stato usato "per problemi di burocrazia", fa sapere l'uomo. 

"Mi fa inc****re moltissimo che non sia stato usato per Falcone e Borsellino, se c’era una macchina su cui quell’apparecchio andava montato era quella”. Così, invece, Alfonso Sabella che in passato è stato procuratore a Palermo e assessore alla Legalità a Roma, ai tempi di Mafia Capitale.

 

"Le Iene" provano poi a raggiungere anche Antonio Di Pietro, prima al telefono e poi da vicino, ma l'ex magistrato si rifiuta di rispondere. "Vorremmo solamente chiederle se, ai tempi, ha informato Falcone e Borsellino che lei fosse dotato di un Jammer antibomba? È la domanda dell'inviato delle "Iene", ma l'avvocato non risponde. 

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