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Il Bdsm a Milano, la storia di Mike e la scuola di bondage di Kirigami

Dopo aver esplorato per qualche mese la scena sadomaso del capoluogo lombardo, vi proponiamo le storie di alcuni protagonisti

Mike è uno schiavo adulto di 43 anni, ha sperimentato alcune pratiche di subordinazione di livello avanzato insolite persino nel mondo sadomaso. Quelle di Mike è solo una delle tante storie che abbiamo raccolto esplorando per qualche mese la scena Bdsm di Milano, definita dagli addetti ai lavori "capitale del sadomasochismo italiano". Il sadomasochismo è come un gioco strutturato su vari livelli. Bisogna procedere gradualmente, più si va avanti più diventa pericoloso. Nel bondage per esempio è importante saper maneggiare le corde per non provocare lesioni al sottomesso. Per imparare a Milano ci sono delle vere e proprie scuole. Una di queste è la Rope Tales del maestro Kirigami. Lo abbiamo intervistato.

Il Bdsm a Milano, la scuola di bondage di Kirigami

La scuola di bondage - Kirigami pratica bondage da circa otto anni. “Ho sempre saputo che mi sarebbe piaciuto legare le donne – racconta – Praticamente da quando mi sono accorto che mi piacevano le ragazze ho capito che mi sarebbe piaciuto fare determinate cose con loro, ma ho cominciato a sviluppare la mia passione soltanto quando dalla provincia mi sono trasferito a Milano”.

Nel capoluogo lombardo Kirigami comincia a frequentare il giro Bdsm e a praticare bondage. “Per tanto tempo sono stato un autodidatta perché non c’erano molti corsi e quelli che c’erano erano molto blandi servivano più ad avvicinare le persone al Bdsm che a insegnare davvero. Poi ho visto un’esibizione di Riccardo Sergnese, uno degli uomini che hanno importato il bondage giapponese in Italia. Sono rimasto affascinato, ho capito che volevo fare quello”.

Nella sua scuola infatti Kirigami insegna shibari e kinbaku, lo stile giapponese. “Per me il bondage è un’attività più mentale che fisica. È una disciplina in cui è fondamentale stabilire un rapporto con l’altra persona, comunicare emozioni. Il bondage giapponese lavora molto sull’introspezione. Durante la sessione ci sono due persone che si guardano dentro. Invece alcuni insegnano bondage come se fosse lo yoga. Non è così. Il bondage non è una passione sana. Non è normale appendere una persona al soffitto. Fa male, le articolazioni ne risentono, è stressante psicologicamente”.

Kirigami ammonisce sempre le persone che vogliono iscriversi alla sua scuola. È il primo che cerca di scoraggiare i curiosi. “Il bondage lo fai quando non puoi farne a meno, quando una forza più grande di te ti spinge da dentro e non riesci a resistere. Come quando guardi un film horror e sai che sta per arrivare una scena terrificante allora chiudi gli occhi con le mani, ma poi lasci aperta una fessura e continui lo stesso a guardare anche se sei consapevole che ti farà paura”.

La Rope Tales di Kirigami è attiva da un paio d’anni. Nel frattempo si sono iscritte almeno cinquanta coppie, di cui una quindicina ha raggiunto il livello avanzato. “Le lezioni sono ogni mercoledì e il corso base si esaurisce in un paio di mesi”, spiega. Alcune persone si iscrivono perché negli ultimi tempi il bondage è stato sdoganato. “I media ne parlano di più e le persone vogliono quello che vedono. Per tanti non è un vero interesse, infatti mollano subito, continuano coloro la cui passione è reale”.

Durante le lezioni Kirigami insegna legando la sua compagna Tenshiko. “È il nostro modo di comunicare”, spiega. Nelle immagini che li ritraggono durante le sessioni lei ha il volto scoperto, lui invece indossa sempre una maschera. “Insegnare bondage è una passione, ma ho anche un lavoro diciamo ‘normale’: vendo oggetti di lusso. A malincuore sono costretto a separare le due vite”.

La storia di Mike - Mike è lo pseudonimo di un uomo di 43 anni che nella vita fa il libero professionista e lavora nel commercio. È uno slave e adora soddisfare la sua padrona. Ha molta esperienza nel Bdsm e ha sperimentato pratiche di subordinazione di livello avanzato come il pissing (consiste nel farsi urinare addosso dal proprio padrone) e sonde uretrali (strumenti chirurgici in acciaio che vengono inseriti nell’uretra per provocare sensazioni invasive e per dilatarla). La sua soddisfazione deriva dall’essere usato come uno strumento di piacere. Per la mistress giusta è disponibile a mettersi alla prova e a spostare i limiti di sopportazione sempre più in là fino a scoprirne di altri. “L’umiliazione contribuisce a fare crescere in me l’eccitazione”, racconta.

Mike non sa come mai abbia questo senso di devozione per la sua donna. “Forse perché sono cresciuto in una famiglia a fortissima maggioranza femminile e sono profondamente convinto della meraviglia del ruolo della donna”. Le sue prime fantasie sadomaso risalgono all’infanzia. “Ricordo un episodio, avevo 8/9 anni ed ero in vacanza con la mia famiglia. Ho visto in un’edicola un fumetto che si chiamava credo ‘Pussycat’, o qualcosa del genere. In copertina c’era una donna vestita tutta in pelle con stivali neri, alti. Mi colpì così tanto che poi di notte la sognai”. L’uomo è stato sempre un amante dall’abbigliamento femminile fetish. “Amo gli indumenti in pelle o latex e sono molto feticista sugli stivali”, ammette.

Per anni il mondo sadomaso lo ha affascinato, ma esitava a provare, era turbato dalla sua passione. “La mia prima esperienza l’ho fatta con una prodomme (Mistress a pagamento, ndr) volevo capire se veramente era una cosa che mi piaceva o una fantasia che doveva restare tale. Le mie sensazioni sono state confermate”.

Per Mike è molto importante tenere separate le due vite. Dice che è per una questione di riservatezza, ma poi ammette di avere paura di essere giudicato dalle persone in maniera negativa a causa della sua passione per la sottomissione. “Forse un po’ me ne vergogno”, confessa. E quando gli facciamo notare che alcuni considerano il Bdsm una deviazione, risponde: “È una questione soggettiva, per qualcuno in generale il sesso ai fini non riproduttivi potrebbe essere una deviazione. Il problema è dare una connotazione negativa al concetto stesso di deviazione. Le devianze possono essere interessanti. Ben diverso è parlare di cose gravi, come lo stupro o la pedofilia, quelli non sono comportamenti deviati, sono comportamenti criminali”.

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