in primo grado 20 anni

Femminicidio di Yana Malayko, in Appello ergastolo per l'ex: riconosciuta l’aggravante della premeditazione

La 23enne fu uccisa nella notte tra il 17 e il 18 gennaio 2023 nell'appartamento di Castiglione delle Stiviere, nel Mantovano, da Dumitru Stratan

22 Apr 2026 - 18:01
 © Da video

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La Corte d'appello di Brescia, presieduta dal giudice Eliana Genovese, ha condannato all'ergastolo il 36enne Dumitru Stratan, ritenuto colpevole di omicidio premeditato di Yana Malayko, la 23enne uccisa nella notte tra il 17 e il 18 gennaio 2023 nell'appartamento di Castiglione delle Stiviere, nel Mantovano. I giudici hanno respinto la tesi della difesa, sostenuta dall'avvocato Gregorio Viscomi, secondo cui non vi sarebbe stata volontà di uccidere, accogliendo invece la richiesta della Procura e riconoscendo l'aggravante della premeditazione. In primo grado Stratan era stato condannato a 20 anni. "Giustizia è fatta" ha detto alla lettura della sentenza, il padre della giovane, Oleksandr Malayko.

Dopo la sentenza d'Appello il padre di Yana ha tagliato la barba: "Giustizia è fatta"

 Immediatamente dopo la lettura della sentenza, come riferisce Il Giorno, Oleksandr Malayko, padre di Yana, è stato abbracciato dal suo avvocato, Angelo Lino Murtas, e dal consulente della parte civile, il criminologo Gianni Spoletti. Uscito dall’aula si è subito tagliato la lunga barba: un impegno che aveva preso con se stesso in caso di condanna di Dumitru Steatan all'ergastolo.

"Dal giorno in cui sua figlia gli è stata strappata via, non aveva più tagliato la barba. Una scelta silenziosa. Un gesto carico di dolore. Un voto personale, intimo, incrollabile: 'Non la taglierò finché giustizia non sarà fatta'. E oggi… oggi quella barba è caduta", si legge nel comunicato diffuso dall'Associazione Y.A.N.A. You Are Not Alone, nata in omaggio alla 23enne per contrastare la violenza di genere.

La sentenza di primo grado

 In primo grado Dumitru Stratan era stato condannato a vent’anni di carcere per omicidio volontario "con dolo d’impeto" e occultamento di cadavere. La Corte non aveva riconosciuto la premeditazione.

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