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Igor il Russo fu nel mirino per ben tre volte ma per i carabinieri non ci furono le "condizioni" per sparare

I figli della guardia uccisa: "Noi traditi dalle istituzioni"

Igor il Russo fu nel mirino per ben tre volte ma per i carabinieri non ci furono le "condizioni" per sparare

“Sparare a Igor il Russo era troppo rischioso, perciò i carabinieri lo inseguirono finché lui non fece perdere le sue tracce”: questa la valutazione di una pattuglia in servizio la notte dell’omicidio della guardia Valerio Verri, a Portomaggiore, nel ferrarese, per mano di Igor Il Russo, il killer di Budrio ancora in fuga. I figli di Valerio Verri hanno preso male la notizia, dicendosi “traditi dalle istituzioni”, e per questo hanno scritto una lettera al ministro della giustizia, Andrea Orlando, e a quello degli Interni, Marco Minniti, per chiedere spiegazioni.

Da quella sera Igor il Russo è ancora ricercato per il duplice omicidio ma solo ora viene rivelato cosa è davvero successo in quelle ore tra via Spina, una stradina di campagna, e i boschi a cavallo tra Consandolo e Marmorta, nel ferrarese. Ben tre carabinieri si ritrovarono dinanzi a Igor ma nessuno ebbe il coraggio di premere il grilletto, racconta il quotidiano "La Nuova Ferrara", che ha visionato le dichiarazioni dei tre testimoni, trasmesse alla procura e ora agli atti delle inchieste.

È la sera dell’8 aprile, Igor dopo aver ucciso Valerio Verri si dà alla fuga a bordo di un Fiorino bianco rubato. Il ritrovamento del mezzo poco dopo fa credere a tutti che la cattura sia ormai questione di ore. A intercettare il mezzo rubato sono un vicebrigadiere e due carabinieri, tutti in borghese. Rintracciano Igor poco prima di Consandolo e lo seguono fino a via Spina, allertando immediatamente la Centrale operativa, da cui ricevono l’ordine di mantenere la calma e di limitarsi a osservare i movimenti del soggetto, in attesa dei rinforzi. Intanto Igor sopraggiunge a bordo del Fiorino, si trova a una distanza di 50 metri dai tre carabinieri in borghese.

Impossibile riuscire a sparare, riferiscono gli atti, per via degli abbaglianti del furgoncino che disturbano la visuale. Il vicebrigadiere invita Igor a scendere dal veicolo e a porre le mani dietro la testa. Il killer però ingrana la retromarcia, e si allontana per oltre cento metri fino a fermarsi nei pressi del bosco vicino alla strada.I carabinieri non disattendono gli ordini e decidono di aspettare i rinforzi, che arriveranno solo alle 20.15. Intanto il killer è già sparito nel nulla.

I figli di Valerio Verri, Francesca e Emanuela, chiedono adesso, in una lettera inviata ai ministri Minniti e Orlando, rispetto per le famiglie delle vittime e che vengano presi dei provvedimenti per chi ha sbagliato: “Cosa si sta facendo in concreto per catturare chi ha ucciso nostro padre?” Lui non doveva trovarsi lì, era disarmato. I militari che si sono messi subito alla ricerca dell’assassino cosa hanno fatto? Hanno aspettato che si dileguasse nel nulla. Chiediamo adesso che giustizia venga fatta al più presto, per noi e per tutte quelle famiglie che stanno soffrendo a causa di quel mostro.”

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